Il lato oscuro della raccolta firme per il referendum per l’uscita dall’Euro

ref lira

Con la pubblicazione del video pubblicitario sulla rete, entra nel vivo la campagna del M5S per raccogliere le firme per un ipotetico referendum per uscire dall’Euro e tornare alla Lira. Non voglio entrare nel merito economico della questione avendo già ribadito la necessità di cambiare le regole alla base dell’Euro, non solo per porre un fine alle politiche liberiste, ma anche per limitare i danni alle nostre democrazie. Vorrei invece riflettere sul lato politico di questa iniziativa e sulle sue ripercussioni sul rapporto tra cittadini e istituzioni.

Questa raccolta di firme è inutile e non ci sarà nessun referendum perché’ verrà bocciato dalla Corte Costituzionale in base all’Art 75 della nostra costituzione:

“Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio di amnistia e di indulto  di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”

L’Euro fa parte di un trattato internazionale ed è anche un tema che ha un ambito tributario. Anche nel caso che sia una semplice raccolta di firme per un legge di iniziativa popolare per avere un referendum consultivo, la cosa non e’ possibile in quanto ci vuole una legge costituzionale ad hoc per averlo come nel caso del referndum del 1989 sulla trasformazione della Comunita’ Europea in Unione. Inoltre il referendum consultivo sarebbe comunque soggetto all’Art 74 della costituzione. Ammesso e concesso che si possa fare un referendum, non si deve dimenticare che non c’è nessuna clausola di uscita dall’Euro all’interno dei trattati che la regolano. Un’eventuale uscita andrebbe discussa con gli altri paesi rendendo il percorso meno facile di quanto il video del movimento grillino faccia pensare.

Perché allora il M5S sta raccogliendo le firme illudendo tanti italiani? Certamente quest’azione ha il fine di rafforzare il proprio consenso. Da una parte si marca la differenza con altri partiti (PD e Forza Italia), dall’altra si riappropria della bandiera anti-Euro per non lasciarla solo a Salvini e alla fine si raccoglie il voto dei tanti scontenti che attribuiscono ( in parte a ragione) le loro difficoltà economiche alla moneta unica. Questo però non è il solo aspetto. Vi è un altro aspetto da considerare che ha un risvolto molto più pericoloso a mio avviso. Attraverso questa raccolta di firme si cerca di radicalizzare il consenso cercando proprio la bocciatura della Corte Costituzionale.

Una volta che le firme sono raccolte e il referendum bocciato, il M5S attaccherà la Corte Costituzionale e la classe politica accusandole di essere sorde davanti alla volontà popolare. Le centinaia di persone (milioni?) che avranno firmato si sentiranno tradite e non rappresentate dalle istituzioni. La rabbia e la frustrazione generata saranno manna dal cielo per il movimento da un punto di vista elettorale. Fino a questo momento il M5S ha sfruttato la rabbia (giustificata) di tanta gente per creare consenso avendo il merito di averla indirizzata in una maniera non violenta. Il referendum per il ritorno alla Lira segna un nuovo modo di fare politica da parte del movimento: creare le condizioni per aumentare la rabbia e rafforzare il legame emotivo con i propri elettori.

Si potrebbe obbiettare che effettivamente la classe politica è sorda alle istanze popolari (vero) o che la raccolta firme è solo una maniera per creare il dibattito sul tema dell’Euro dato che ormai viene purtroppo visto come un dogma da buona parte della nostra classe dirigente. Queste obiezioni non giustificherebbero l’azione intrapresa. L’unico risultato che il movimento otterrà è l’aumento della rabbia degli italiani nei confronti delle istituzioni e delle regole democratiche. Una volta che le istituzioni perdono la loro legittimità e le regole del vivere comune hanno perso il loro valore, la fine della libertà è vicina. Giusto per evitare fraintendimenti, non vogliamo asserire che il M5S stia per instaurare una dittatura, quello che vogliamo affermare è che queste iniziative tendono a creare un clima culturale foriero di svolte autoritarie anche all’interno di un guscio vuoto apparentemente democratico. Le istituzioni sono l’incarnazione della nostra democrazia che si fa presenza e funziona attraverso di esse. La forza di una democrazia dipende dalla forza delle istituzioni. Una democrazia che cammina su delle istituzioni fragili e’ una democrazia destinata a cadere prima o poi.

Una forza politica responsabile dovrebbe lavorare per avvicinare le istituzioni ai cittadini e non dovrebbe mai intraprendere iniziative a scopo elettorale che hanno il solo scopo di fomentare la rabbia e il senso di distacco dei cittadini delle proprie istituzioni. E’ vero che per decenni la nostra classe politica ha utilizzato le istituzioni per i propri fini personali, ma si dovrebbe lavorare per cambiare la classe politica e porre un maggiore controllo democratico sulle istituzioni. Invece si fa l’esatto contrario, si creano le condizioni affinché’ tanti italiani si sentano traditi dalle proprie istituzioni.

Per questi motivi, la raccolta di firme per il ritorno alla Lira e’ una mossa populista che buttera’ altra benzina nel fuoco rancoroso di tanti italiani che sta consumando la loro fiducia nei confronti della democrazia. Tutte le forze politiche che si riconoscono nella nostra costituzione credendo nel principio democratico per gestire la vita di un paese dovrebbero lavorare per rafforzare le istituzioni e la fiducia in esse da parte dei cittadini. Le istituzioni e le persone che le compongono possono e devono essere soggetto di critica ma questa deve essere costruttiva e mirata a rafforzarle. Invece si continua a far confusione tra politici e istituzioni mandando tutto in malora non rendendosi conto in questa maniera l’unica cosa che va in malora e’ proprio la democrazia.

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