Come l’Euro ha radicalizzato la scena politica europea.

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Le politiche di austerità per “salvare” i bilanci degli stati e con esso l’Euro hanno portato ad aggravare la crisi finanziaria iniziata dall’altra parte dell’oceano. Una delle conseguenze dirette della crisi e’ stata l’assottigliamento dei ceti medi e la precarizzazione di tanti giovani. Questo ha aumentato la rabbia e il senso d’insoddisfazione nei confronti della politica che ha portato a una radicalizzazione sempre maggiore dell’elettorato europeo. Quasi tutti i paesi europei hanno visto l’emergere e il rafforzarsi di forze populiste che stanno mettendo in crisi i sistemi politici introducendo una terza variabile con cui fare i conti che rende la formazione dei governi sempre più difficile. Il futuro dell’Europa potrebbe essere non solo caratterizzato dall’instabilità economica ma anche politica che porterebbe al definitivo declino del continente. In un momento in cui servirebbe una maggiore collaborazione tra i vari paesi, l’avvento al potere di queste forze renderebbe più difficile questa collaborazione. La crisi è certamente la causa principe di questi movimenti ma non solo in termini economici.

Queste forze sono state aiutate anche dall’associazione della parola Europa con crisi (non solo Euro, basti pensare all’UKIP in Gran Bretagna) e dalla mancanza di una vera alternativa al liberismo economico. La costruzione dell’Europa e’ stata condivisa da quasi tutte le forze politiche democratiche in Europa, non importa il colore politico. Conservatori, liberali e socialisti avevano nell’Europa uno dei pochi punti in comune. Per non ripetere le tragedie dl secolo scorso, quasi tutte le forze politiche tradizionali si riconoscevano nel progetto europeo differenziandosi magari sul livello d’integrazione da attuare o sui temi cui dare un indirizzo comune. Con la fine del muro di Berlino, si è assistito alla trasformazione del concetto di Europa in una specie di cavallo di troia per l’attuazione di politiche liberiste. Al crollo dei regimi dell’Est, molte forze di sinistra, tra cui quella italiana, si sono trovate orfane di punti di riferimento e hanno piano piano adottato i modelli liberisti per far dimenticare il loro passato imbarazzante a sostegno di regimi e sistemi fallimentari . Dall’altra parte, anche molti partiti di centro che avevano la dottrina sociale della chiesa come punto di riferimento hanno lentamente adottato una visione economica sempre piu’ lontane da quella tradizione. La mancanza di una proposta per un’Europa diversa e la pressione dei mercati hanno fatto si che una volta al potere le sinistre hanno continuato a portare avanti l’agenda liberista, spesso con la scusa che “ce lo chiede l’Europa”. Allo scoppiare della crisi, tutti i governi che si sono succeduti (indipendentemente dal colore politico) hanno adottato le stesse politiche di austerità per rimanere in linea con i trattati europei  e “salvare” l’Euro. In questa maniera Euro, Europa e crisi sono diventati sinonimi e perfetta piattaforma comunicativa per le forze populiste.

Qualsiasi nuova forza che entri nel panorama politico ha la necessità di differenziarsi da quelle esistenti. Il fatto che quasi tutte le forze politiche esistenti (chi piu’ chi meno) si sono impegnate nella difesa dell’Europa ha permesso alle forze populiste di sovrapporre in un unico obiettivo da combattere l’Europa e tutti i politici esistenti a sua difesa. Questo ha permesso non solo di differenziarsi con successo ma ha anche fornito un argomento di facile presa nei confronti degli elettori in un momento dove l’Europa viene vista come la causa della crisi con le sue politiche di austerità . L’argomento “Europa/Euro uguale crisi”  permette di semplificare la realtà, è un argomento neutro che permette di sottrarre voti a tutte le forza politiche non importa il colore, può essere usato per far dimenticare il proprio passato nel nome dell’urgenza del presente (Front National) ma soprattutto semplifica il messaggio politico impastandolo di un forte carattere emotivo. Una volta che ci si pone come alternativa al resto della classe politica filo europeista e’ facile raccogliere i voti da parte delle vittime della crisi che vedono l’Europa come causa della crisi stessa. I loro discorsi tendono a dipingere l’Europa in maniera semplicistica,  come causa di tutti mali che scomparirebbero magicamente una volta ucciso il mostro. Questa visione dell’Europa permette a queste forze di indossare le vesti di unici difensori del popolo contro le macchinazioni diaboliche di Bruxelles e gli effetti perversi dell’Euro.

In questa maniera l’Euro e l’Europa sono stati utilizzati dai partiti populisti come clavi per aprirsi uno spazio nel dibattito politico. Questo ha portato sulla scena politica non solo nuove forza politiche ma anche altri temi usati come cavalli di battaglia: pena di morte, limitazione al culto (vedi islam), respingimento con la forza di immigrati, maggiori poteri alla polizia, democrazia plebiscitaria sotto le vesti di democrazia diretta, aumento spese militari, negazione dei diritti civili etc. Il risultato finale e’ un dibattito politico acceso emotivamente che porta a una radicalizzazione sempre maggiore degli elettori europei.

La responsabilità principale dell’ascesa di queste forze e’ sulle spalle della sinistra incapace di fornire una visione alternativa di Europa incentrata sul concetto di uguaglianza. Quell’eguaglianza che ridarebbe fiato ai ceti medio-piccoli rilanciando l’economia, quell’eguaglianza che rafforzerebbe la democrazia e le nostre istituzioni non più’ viste come strumenti per arricchire pochi. Il concetto di uguaglianza deve essere al centro soprattutto di una battaglia culturale nel momento in cui la crisi sembra ricacciare i popoli nel guscio del proprio egoismo. Solo con un programma comune delle sinistre europee  puo’ salvare non solo l’Euro e con esso il progetto europeo ma anche la stabilita’ politica di tanti paesi prima che la disperazione porti a svolte radicali. Una volta arrivato al potere Il populismo ha sempre fallito   e dopo aver sminuito le istituzioni non rimane nulla a difesa della democrazia.

E’ arrivato il momento di un piano comune che coinvolga anche quelle forze di sinistra al di fuori del Partito Socialista Europeo che hanno trovato forza e legittimità appropriandosi dei temi ormai abbandonati dalla sinistra storica. La necessita’ di coinvolgere queste forze e’ necessario anche per evitare la deriva populista di queste forze (vedi Syriza o Podemos). Il tempo stringe ma se la sinistra non sara’ in grado di fornire una risposta, questa verrà cercata altrove,

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4 responses to “Come l’Euro ha radicalizzato la scena politica europea.”

  1. Yuri Buccino says :

    Reblogged this on Appunti Scomodi.

  2. Dr. Antonio D'urso says :

    abbiamo fatto arricchire ancora di più i nostri politici e imprenditori, a questo è servito l’euro

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  1. Un referendum a democraticita’ limitata | viamila18 - June 30, 2015

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