Syriza e l’ennesima opportunità per la sinistra europea

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Nell’articolo precedente abbiamo posto l’accento sull’importanza della vittoria di Syriza per rompere quel sinonimo tra democrazia e politiche del rigore riportando la democrazia a essere un’arena neutra dove proposte diverse si confrontano. Contemporaneamente si metteva in guardia sul difficile cammino per Tsipras e soci. Da sola la Grecia non ce la può fare e la vittoria di Syriza ha senso solo se questo è un inizio di riforme non solo in Grecia ma soprattutto all’interno dell’area Euro. Un’uscita dell’Euro da parte della Grecia o un Euro con regole immutate sarebbero entrambi la sconfitta non solo di Syriza ma anche di quella parte dell’Europa democratica che non si arrende all’austerità e che cerca una via più solidale.

Ancora una volta si ripresenta la necessità da parte della sinistra europea di avere un’agenda comune. Nessun paese si può illudere di attuare riforme che mirino a una maggiore eguaglianza senza essere penalizzato dai mercati in un modo dove il denaro non ha più frontiere.  La stessa Grecia dentro o fuori dall’Europa ha bisogno di accedere ai mercati internazionali per finanziare il proprio debito. Anche nel caso di una mossa unilaterale da parte di Atene di non rispettare le obbligazioni del proprio debito, il governo greco si troverebbe comunque nella necessità di accedere ai mercati internazionali per finanziare la propria macchina statale a condizioni sempre più proibitive.

Certamente si può puntare a una cancellazione parziale del debito greco insieme con un allungamento delle scadenze della parte restante ma questo non basta. E’ necessario dare all’Europa un indirizzo economico diverso con politiche economiche comuni di stampo Keynesiano. E’ possibile uscire dalla recessione mantenendo l’Euro solo con programmi d’investimento comuni, attraverso il trasferimento di parte dei debiti nazionali all’Europa (Eurobond) e con piu’ poteri d’intervento da parte della Banca Centrale Europea (il quantitative easing va nella direzione giusta ma non basta).

Queste riforme sono ostacolate principalmente dalla Germania e dai circoli liberisti sparsi un po’ da per tutto nel vecchio continente. L’Europa e l’Euro avevano come principio fondatore la necessità di limitare gli egoismi nazionali. Se l’Euro diventa un nuovo strumento per difendere questi egoismi allora tanto meglio cercare una fine concordata per la moneta unica prima che le sue regole strozzino gli europei e con essi anche le nostre democrazie. La fine dell’Euro non significherebbe automaticamente la fine del sogno Europeo ma certamente sarebbe un colpo quasi mortale al suo futuro.

Per questo motivo, la vittoria di Tsipras ha senso solo se serve come catalizzatore delle forze progressiste europee per un piano comune che miri non solo a salvare la Grecia ma anche l’idea di un’Europa sociale. Qualsiasi altro risultato politico sarebbe una sconfitta.

Se la Grecia uscisse dall’Euro, Syriza rischia la deriva populista dando forza alle sue componenti piu’ radicali e meno liberali mettendo in crisi la stessa democrazia greca. Con l’uscita della Grecia, il principio di solidarietà tra i popoli europei sarebbe messo in crisi e con esso la ragione stessa dell’esistenza dell’Europa come soggetto politico agli occhi di tanti cittadini europei. Nello stesso momento, si rafforzerebbe l’idea di un’Europa dove ha diritto di rappresentanza solo l’ideologia liberista. La Grecia all’interno di un Euro senza riforme porterebbe alla sconfitta politica di Syriza con il risultato di dar forza ad Alba Dorata che apparirebbe agli occhi dei greci come l’unica soluzione per uscire dalla spirale debito-crisi.

Solo un’agenda comune basata su un’idea diversa di Europa può salvare non solo la Grecia ma anche il futuro dell’Europa. Lasciare la Grecia da sola sarebbe un errore imperdonabile dalle conseguenze nefaste non solo da un punto di vista economico ma soprattutto politico. La nuova fase politica che si e’ aperta in Grecia e’ un’altra opportunità’ per la sinistra europea per trovare una ragione comune e aprire una nuova fase politica in Europa. Se questo non sara’ possibile, il rischi di un’Europa ripiombata negli egoismi nazionali tornerà ad essere un presente che avremmo voluto che fosse parte solo delle pagine più tristi della nostra storia.

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