Archive | Uncategorized RSS for this section

Perché Renzi vuole il Mattarellum

renzi_firenze_signoria-e1417712695443

Nell’ultima assemblea del PD, il segretario del Partito Democratico ha rilanciato il Mattarellum come sistema elettorale da usare alle prossime politiche. Il Mattarellum e’ un sistema misto dove i ¾ dei parlamentari vengono eletti con un sistema maggioritario uninominale a turno unico (l’italia é divisa in colleggi e diventa parlamentare il candidato che in ogni singolo coleggio prende piú voti mentre i restanti candidati rimangono a casa) e il restante quarto é eletto con un sistema proporzionale a liste bloccate, con una quota di sbarramento al 4%. La quota proporzonale, nell’idea dell’attuale Presidente della Repubblica, serviva per garantire il diritto di tribuna alle formazioni politiche con un certo seguito nel paese che non vogliano allearsi o fare patti di desitenza con altre forze.

Come spiegato nel predente articolo, la ragione primaria dell’esistenza del governo Gentiloni é quella di fare una legge elettorale che serva a limitare le possibilitá del M5S di arrivare al potere da soli. Il Mattarellum si presta benissimo a questo scopo per almeno 3 ragioni:

  • La prima ragione é di natura matematica. In un sistema tripolare come il nostro (PD, M5S e Centrodestra) é praticamente impossibile per qualsiasi forza politica conquistare la metá dei parlamentari per formare un governo da soli. Con forze che si eqivalgono o quasi, ogni coalizione parte in teoria con un 30% dei seggi con il sistema maggioritario. La possibilitá del M5S di arrivare al governo da soli é ulterormente limitata dal fatto che PD e Centrodestra hanno un seguito concentrato in alcune regioni. Sará impossibile per il M5S vincere un numero sufficiente di colleggi in Toscana, Emilia, Umbria e Marche dove il PD ha un forte seguito. In Veneto, Friuli e Lombardia la parte del leone la fará l’alleanza tra Forza Italia e Lega. Per arrivare al governo il M5S dovrebbe fare man bassa dei colleggi nel resto d’Italia, cosa difficile dato che a Roma pagheranno la crisi della giunta Raggi e in altri posti dello stivale il clientelismo e la forza dei ras politici locali saranno un ostacolo per arrivare primi nei colleggi. In poche parole il Mattarellum é la legge elettorale viatico per una Große Koalition o una riedizione del Patto del Nazareno, come chiamarlo dipende dalla vostra sensibilitá politica.
  • La seconda ragione ha a che fare con la struttura dei partiti. Nonostante il calo d’iscritti, il PD rimane una macchina elettorale di tutto rispetto. Nei colleggi uninominale conta tantissimo la capacitá di portare al voto la gente soprattutto nei colleggi in bilico. Il M5S rimane una forza nata su Internet senza ancora una presenza importante sul territorio. Certo le cose per il partito di Grillo stanno cambiando da questo punto di vista ma buona parte degli elettori e militanti del M5S limitano la loro partecipazione politica sulla rete. Le elezioni si vincono sul territorio parlando anche alla gente lontana da Internet (anziani). La Lega e’ una forza radicata sul territorio e Forza Italia conta di una rete di notabili in grado di mobilitare l’elettorato all’avvicinarsi di tornate elettorali.
  • L’ultima ragione ha a che fare con la classe dirigente del partito di Grillo. Per vincere nei colleggi hai bisogno di gente conosciuta: politici nazionali esposti alla luce dei riflettori dei media o politici locali con una lunga esperienza politica (sindaci, consiglieri comunali e regionali). Quando l’elettore deve scegliete tra 3 o 4 candidati chi deve rappresentare il proprio territorio, tende a votare quello piú conosciuto in quanto genera piú fiducisa. Il M5S é deficitario da questo punto di vista. Con l’esclusione di pochi parlamentari (Di Maio, Di Battista, Fico e pochi altri), i restanti parlamentari del movimento sono dei perfetti sconociuti. Non avendo una classe politica locale con una lunga esperienza, si rischia di candidare una lunga lista di signor nessuno che pagheranno dazio davanti a politici di lungo corso.

Il Mattarelum sembra essere fatto apposta per agreggare il consenso tra le diverse forze politiche e ha le carte in tavolo per diventare la prossima legge elettorale. La minoranza PD non avrebbe nulla in contrario. I colleggi verrebbero ripartiti in maniera tale da garantire l’elezione ai leader della minoranza paracadutandoli in colleggi sicuri. La Lega sfrutterebbe il suo radicamento in una parte ristretta del paese. Forza Italia e Alfano appaiono essere contrari al momento. Forza Italia si troverebbe a fare i conti con la Lega. Con un sistema maggioritario sarebbero costretti a scendere a patti con i padani se vogliono portare dei parlamentari a Roma aumentando la forza di ricatto di Salvini. Alla fine non mi sorprenderei comunque se parte di Forza Italia appoggiasse il maggioritario soprattutto quei parlamentari che godono di un forte consenso a livello locale.   Alfano sembra essere contrario ma alla fine appoggerá la proposta: con un sistema proporzionale non ha nessuna speranza di superare la quota di sbarramento mentre con il maggioritario e attraverso un patto di desistenza con il PD, Alfano sarebbe in parlamento anche nella prossima legislatura. M5S? In passato avevano appoggiato la proposta Giachetti per tornare al Mattarellum. Oggi sembrano contrari per calcoli politici per le motivazioni date in precedenza e la loro giravolta sul Mattarellum sarebbe difficile da spiegare dopo il dietro front sull’Italicum.

Il Mattarellum é la legge che serve a questo paese? Nel prossimo articolo la nostra opinione.

Seguici su twitter:@viamila18

Advertisements

Terrorismo 2.0 e il suo brand

nizzacamionstrage0

L’aspetto forse piú sconcertante dei fatti di Nizza é che l’autore dell’attentato  era uno sconosciuto per le forze dell’ordine in quanto non era stato mai associato a gruppi estremisti. Mohamed Lahouaiej Bouhlel era un perfetto uomo qualunque, diventato lupo solitario all’improvviso. Questo aspetto contrasta l’idea che spesso si ha dell’ISIS o di Al-Quaeda come organizzazioni terroristiche dotate di un vertice e organizzate in cellule. Questa visione sbagliata deriva dalla maniera in cui le organizzazioni terroristiche hanno sempre agito in Europa,  le brigate rosse per fare un esempio. Se questa fosse la maniera in cui il terrorismo islamico é organizzato, basterebbe un maggior controllo del territorio e un coordinamento delle itelligence per batterlo. Per smantellare un’organizzazione terroristica organizzata in questa maniera basterebbe seguire il flusso di armi o denaro, infiltrare operatori di polizia al loro interno o semplicemente fare in maniera che uno dei terroristi inizi a collaborare per far crollare il castello di carta. Come i fatti di Nizza hanno purtroppo dimostrato,  il terrorismo islamico funziona in maniera diversa: non ha bisogno di strutture o catene di comando (per l’ISIS questo vale soprattutto in Europa), ne’ tantomeno di cellule interconnesse dedite al recrutamento o all’attuazione dei massacri. In poche parole, la maniera in cui sono organizzati non offre la possibilita’ di trovare il filo per sciogliere la matassa.  Il terrorismo islamico non e’ dotato di un corpo da ricercare e fermare ma é qualcosa di piu’ sfuggente e inafferabbile. Il terrorismo islamico funziona piu’ come un brand e capire la maniera in cui opera é importante per attuare una strategia che possa contrastarlo.

Per un qualsiasi prodotto, un brand é molto piú di un logo o uno slogan. Il brand é soprattutto carico di un significato che i responsabili di marketing cercano di associare al prodotto. Questo significato o i valori associati al prodotto permettono all’azienda di differenziarsi e di fidelizzare il cliente. Non compriamo cose solo per il loro uso ma anche per associare noi stessi a un’idea che il prodotto trasmette. Per esempio, perché una persona comprerebbe mai una Ferrari? Certamente non per l’uso dato che anche una normale utilitaria permetterebbe di spostarsi da un punto A ad un punto B. Per la bellezza? Ci sono tante macchine sportive altrettanto accattivanti ad un costo molto inferiore. La gente compra Ferrari perché significa successo, possedere una Ferrari significa dire al mondo io sono al vertice perché me la posso permettere. In un’epoca dominata dal nichilismo con persone in cerca di un’identitá che possa dare una direzione, cosa compriamo serve anche a dire chi siamo. Nella stessa maniera, l’ISIS ha creato un brand con cui estremizza e recruta tanti giovani, spingendoli a compiere atti cruenti anche senza mai essere andati in Siria o entrati direttamente in contatto  con un’organizzazione terroristica. Il brand permette il recrutamento di terroristi slegati tra loro e quindi impossibile da stanare e fermare in anticipo. Questo permette all’estremismo islamico di avere un  potenziale immenso esercito di dormienti  che non bisogna addestrare ma semplicemente spingere all’azione:

“Se non siete in possesso di pallottole o di ordigni, afferrate una pietra e spaccategli la testa. Oppure uccidente con un coltello. O investitelo con un’auto. Gettatelo dall’alto di un palazzo. O strangolatelo con le mani. Usate il veleno!”.

Questo brand viene costruito on line attraverso video di propaganda che vengono visti soprattutto dai giovani che possono decidere di partire per la Siria o semplicemente diventare martiri in qualche angolo d’Europa. Video che mostrano i combattenti dell’ISIS come novelli rambo senza paura, come se la guerra fosse un video gioco. Quello che l’ISIS vende é la possibilita di diventare un qualcuno e di dare un significato alla propria esistenza attraverso una causa. Quali sono i significati e i valori associati a questo “prodotto”? Il coraggio, la possibilitá di dirsi “buoni islamici”, l’eroismo del buono che combatte il male, diventare guerrieri di una guerra santa etc. Cosi come il populismo attira tanti giovani europei dando l’illusione di essere dei ribelli che operano per il cambiamento contro vari nemici, cosi il fondamentalismo islamico dá la possibilita a tanti giovani musulmani la possibilitá di diventare ribelli e combattere quella societá che li ha emarginati e costretti a vivere in grandi periferie senza speranza perché il liberismo economico ha distrutto la possibilitá di un riscatto sociale.

Combattere il terrorismo con bombe, limitando i diritti o trattando tutti gli islamici come nemici o cittadini di serie B farebbe proprio il gioco dell’ISIS perché rafforzerebbe l’appeal del loro prodotto. Piú si emarginano i giovani islamici trattandoli come nemici, piú grande diventa il risentimento di questi ultimi nei confronti delle societá che li esclude e degli stati che li trattano come potenziali nemici. Il risultato finale e’ rafforzare la propaganda dell’estremismo religioso e del potere seduttivo del brand “terrorismo islamico”. Quello che servirebbe invece é  qualcosa di piú sottile, distruggere il brand minuziosamente creato dalla propaganda fondamentalista, ragionamento troppo sottile in una clima dominato da politici e opinionisti assetati di vendetta.

IL PD e la sua natura postmoderna

DSC_0013

Il continuo cambiamento, il pensiero debole e la mancanza di una finalita’ sono alcune delle caratteristiche della societa’ moderna. Questa fluidita’ e mancanza di riferimenti della nostra epoca viene descritta spesso con il termine di postmodernismo. Da un punto di vista culturale questo e’ dovuto alla moltiplicazione e alla diffusione dei mezzi di comunicazione ( soprattutto internet) che ha permesso lo sviluppo di infiniti modelli culturali. La societa’ non e’ piu un blocco piu’ o meno uniforme ma la composizione variegata di diverse subculture. Questo cambiamento culturale ha naturalmente avuto un impatto sulla politica trovando la sinistra italiana completamente impreparata.

Nella prima repubblica il PCI aveva una ideologia ben precisa che parlava e rappresentava gli interessi di una componente ben definita del popolo italiano: operai, dipendenti, disoccupati etc  Le sezioni e la stampa di partito informavano e divulgavano concetti che erano sposati da gran parte dell’elettorato che pensava di appartenere ad un gruppo sociale ben definito: il proletariato. Anche se questo gruppo non era pienamente omogeneo, quello che importa e’ che aveva la stessa visone del fututo, condivideva comportamenti simili e pensava in maniera piu’ o meno uniforme. Una societa’ meno variegata permetteva di avere una visione forte che poteva andar bene a gran parte degli elettori. A questi si chiedeva il voto senza la necessita’ di adattare il proprio messaggio politico alle diverse esigenze, in quanto queste erano minori di oggi e si differenziavano in maniera meno estesa. La fine del sogno comunista, il ridursi della base operaia e la societa’ multiforme hanno trovato la sinistra incapace di elaborare una visione di futuro che possa essere condivisa da una base elettorale sufficente per cambiare questo paese. Da questo punto di vista, la destra si e’ trovata piu’ preparata rinunciando al ruolo di guida dello stato e dando al mercato la funzione di regolare e prepare il futuro, ingenuamente pensando che qualsiasi risultato il mercato proponga sia il migliore dei mondi possibili.

Il PD e’ la naturale conseguenza di questi processi. Il maggior partito della sinistra italiana e’ ormai un contenitore di diverse anime rappresentando interessi e opinioni in contrasto tra loro. Il PD e’ un partito postmoderno da questo punto di vista, senza un’idea precisa del futuro riducendo la politica a semplice comunicazione. Esso accetta semplicemente il presente, limitandosi a piccole riforme che accomodano il mercato o l’opinione pubblica senza nessun legame ad un progetto preciso.

Anche al di fuori dei partiti e dei movimenti politici, la sinistra si e’ sbriciolata in diversi gruppi con priorita’ e sensibilita’ diverse: dalla difesa degli animali al dirtto all’eutanasia, dai diritti degli omesessuali alla difesa degli emigrati, dalla lotta contro l’inquinamento alla difesa della multiculturalita’. Tutte queste battaglie sono valide e vanno la pena di essere combattute ma manca una visione comune che permetta di muoversi insieme. Una vittoria in un campo sara’ sempre limitata con il rischio di tornare indietro se tutto il contesto non cambia. Sia chiaro che qui non si vuole ne’ il ritorno ad una ideologia pregnante con risposte pronte a qualsiasi problema ne’ un nuovo sogno da vendere. La sinistra deve pensare a definire delle linee guide con cui modellare il futuro e avere il coraggio di essere coerente anche se questo costa voti nel breve periodo. Senza linee guide e senza un progetto, la politica diventa soltanto esercizio del potere. Nel momento in cui arriva una crisi economica, insieme all’esigenza di cambiamento, chi ha inteso la politica solo come esercizio di potere si ritrova non solo sconfitto ma soprattutto incapace di reagire perche’ non ha una visione alternativa da proporre. Questa incapacita’ di pensare il futuro e’ una delle ragione della crisi della sinistra, che prima e’ stata sconfitta dalla destra iperliberista e ora rischia di dare spazio a movimenti populisti che basano il proprio messaggio non sulla razionalita’ ma sulle emozioni, riuscendo in questa maniera a trovare una maniera coerente per rivolgersi a tutti.

Seguici su Twitter: @viamila18

L’indipendenza della Scozia e le sue conseguenze sulle democrazie europee.

2013-02-09 09.38.18

Il referendum sull’indipendenza della Scozia avra’ ripercursioni non solo all’interno del Regno Unito ma anche sul resto del continente europeo. Premesso che il voto di giovedi e’ uno splendido esempio di come una democrazia possa regolare senza spargimento di sangue un tema delicato come l’autonomia di una regione, l’eventuale indipendenza scozzese sarebbe una jattura per il resto dell’europa.

Il primo effetto e’ naturalmente quello di dare forza alle spinte autonomiste in altri paesi (Catalogna, Vallonia etc). Anche in Italia la Lega Nord aspetta con ansia il risultato per cavalcare nuovamente, forse con piu’ forza, ll cavallo secessionista chiedendo un referendum simile. Non voglio qui stare a discutere sulla legittimita’ di queste istanze ma mi preme osservervre come il dibattito politico ne resentira’ in maniera negativa.  Per i prossimi anni, l’Europa rischierebbe di trovarsi con paesi bloccati dalla discussione sulla necessita’ di tenere referendum simili, con forze politiche mosse solo dall’obiettivo di raggiungere un unico traguardo mettendo in secondo piano tutto il resto. Discussioni come queste portano a nessun risultato positivo in quanto il confronto non e’ basato su una discussione razionale ma solo e soltanto sull’onda emotiva. Il tema centrale in queste situazioni e’ il concetto fumoso di identita’. Questo crea una frattura all’interno dell’elettorato, tra chi s’identifica nelle istanze indipendentiste sentendosi diverso e chi nega questa differenza soffermandosi più sui tratti unificanti. Il risultato finale e’ un muro contro muro su un unico tema, senza possibilità di un dialogo costruttivo perché’ a confronto non ci sono delle idee ma il senso di appartenenza a qualcosa che non può essere cambiato a meno di un cambiamento profondo della persona.  Un elettorato e delle forze politiche che scelgono e fanno politica, non in base alla qualità dei programmi, delle persone e delle idee ma solo e soltanto sulla spinta emotiva di un unico tema ha il solo risultato di indebolire il dibattito democratico.

La secessione e’ il sogno venduto, la possibilita’ di semplificare il messaggio politico criticando solamente il presente senza proposte concrete, perche’ solo con la realizzazione del sogno tutto sara’ risolto. Nel passato avevamo i partiti comunisti che potevano criticare e sfruttare qualsiasi tipo di malcotento e poponendo la stessa soluzione a tutti i mali: il socialismo. Il modo di ragionare dei partiti indipenditisti e’ lo stesso. Se il presente fa schifo e qualsiasi cosa sia il tuo problema, l’indipendenza sara’ la soluzione. Questo puo’ anche permettere di crescere il propro elettorato in un momento di forte crisi ma difficilmente  puo’ proporre soluzioni ai problemi. Siamo sicuri che l’indipendenza risolva tutti i problemi? Cosa facciamo nel frattempo aspettando l’avvento del paradiso in terra sotto forma di indipendenza?

Una delle ragioni della crisi economica che viviamo e’ il mercato che decide tutto. La politica ha visto ridotto il proprio spazio di azione. Qualsiasi decisione apparentemente contraria ai mercati si traduce in una fuga di capitali (o semplice minaccia) che obbliga a tornare sui propri passi. In un’economia dove i capitali girano liberamente, i paesi che provassero a limitare la disuguaglianza o semplicemente a favorire l’economia reale a scapito della finanza fine a se stessa vedrebbero ridursi drasticamente gli investimenti privati. Per uscire da questa situazione ci vorebbe la  collaborazione e una politica comune tra stati forti perche’ un unico paese non ce la puo’ fare. Un futuro con micro stati renderebbe piu’ difficile la possibilita’ di regolare i mercati internazionali e affrontare le restanti sfide globali. Più attori globali ci sono, più difficile è la possibilità di trovare accordi e soluzioni comuni. Ci si può illudere di isolarsi e pensare che quello che conta e’ il benessere del proprio paese (non e’ un caso che in Europa sono sempre le regioni più ricche che tendenzialmente  sono mosse da spinte autonomiste) ma per quanto isolati e ricchi si possa essere rimaniamo sempre su questo pianeta e prima o poi quello che succede fuori avrà un impatto su di noi. La risposta alla globalizzazione non può essere un rinchiudersi a riccio nelle proprie differenze ma deve essere la capacità di gestire insieme le sfide che essa pone.

Gli Scozzesi hanno il diritto di scegliere il proprio futuro e questa scelta andrebbe data a tutti ma il fine ultimo della politica dovrebbe essere quello di preparare un futuro migliore. Questo futuro passa necessariamente dalla capacità delle persone di lavorare insieme attorno a dei progetti comuni. Discussioni politiche basate sul senso di appartenenza che mirano a dividere difficilmente porteranno a giorni migliori. Il rischio e’ di avere un Europa composta da micro stati pieni di rancore e incapaci di collaborare insieme all’interno di una istituzione come quella dell’Unione Europea che necessita di essere cambiata.

Il pericolo in democrazia dell’uso delle emozioni!

DSC_0405

Far leva sulle emozioni e’ diventato ormai il motore delle campagne elettorali e del modo in cui cui i politici interagiscono con i propri elettori. Il fatto che i politici pensino piu’ a suscitare e a gestire il lato emotivo della loro comunicazione non dovrebbe sorprendere. Un legame basato sull’emotivita’ rende il rapporto tra politico ed elettore piu’ intenso e duraturo. Una volta che il politico ha legato l`elettore a se emotivamente, diventa difficile spezzare questo legame, non importa quanto siano valide le motivazioni di coloro che si oppongono perche’ spesso le emozioni sono piu’ forti della razionalita’.

Questo legame passa per la cura dell`immagine del politico attraverso l`uso  piu’o meno velato del culto della personalita’. Con  la crisi dei partiti, Il successo o meno di una campagna elettorale dipende dalla capacita` di chi le gestisce da un punto di vista del marketing di creare nell`immaginario collettivo l`idea di un leader come unica persona capace di proteggere o di portare il paradiso in terra. Nel primo caso si fa leva sulla paura, mentre nel secondo, sulla speranza di un futuro migliore che assomiglia piu’ ad una terra promessa che ad una possibilita’ reale.  Una strategia non esclude l’altra, potendo essere usate contemporaneamente, ma entrambe costituiscono una seria minaccia alle nostre democrazie, in quanto il dibattito politico non e’ piu’ guidato dalla razionalita’ e dal confronto delle idee ma dall’intensita’ delle emozioni create dove vince il politico piu’ abile a gestirle. Questo vuole essere il primo post dove cerchero’ di ragionare sul rapporto emozioni – politica e di come quasto rapporto stia limitando la capacita’ delle nostre democrazia di dare una risposta ai problemi di oggi.

Partiamo dal pericolo di promettere troppo e far credere agli elettori che tutto sia possibile. Questo modo di vedere le cose pressupone l’idea che la realta’ sia sempre il frutto della nostra volonta’ e che basti la sola determinazione politica per realizzare qualsiasi futuro. Questo modo di rappresentare la politica caraterizza spesso i politici piu’ ingenui che non si si sono mai confrontati con il potere e la sua gestione. I politici piu’  avveduti evitano nei loro discorsi di prendere in considerazione gli ostacoli che si materializzano nella volonta’ e operato di altri attori sociali che hanno una visione del futuro diversa. La nostra realta’ non e’ mai il frutto di una sola volonta’ politica ma la conseguenza dell’interazione di diverse volonta’. Il nostro presente storico e’ sempre un compromesso o il risultato di uno scontro tra diverse forze dove il risultato finale e’ sempre qualcosa di diverso da quello che ci si prefigurava prima del confronto/scontro. Quando ci si accorge che quello che si ottiene non e’ il risultato promesso, nonostante l’impegno,l’onesta’ e le capacita’, si accusano gli altri attori della vita sociale (sindacati, burocrazia, opposizioni, magistratura, giornali, capitale, banche, potenze straniere etc) di remare contro e di non permettere al leader di attuare i propri programmi. Questo modo di far politica che basato sul promettere troppo rappresenta un rischio per le nostre democrazie e una delle ragioni (forse la piu’ importante) per cui tanti diffidano della democrazia stessa.

Nel prossimo post vedremo alcune conseguenze del promettere troppo e di come rappresentare la realta` sempre e comunque come il risultato della sola volonta’ politica costituisca una seria minaccia alle nostre democrazie.

Il 40% di Renzi e qualche perche’

DSC_0032

Le elezioni europee sono state una grande sorpresa per tutti. In base agli ultimi sondaggi nessuno si aspettava un PD oltre il 40%. Il dato è ancora più sorprendente se si considera il fatto che il PD e’ al governo in un tipo di elezioni dove i partiti di opposizione e anti sistema di solito fanno il pieno. Le ragioni sono tante, nessuna determinante ma tutte concomitanti. Tra le tante ci sono la debolezza di Forza Italia senza Berlusconi e la poca radicalizzazione del M5S sul territorio (Il web non basta, bisogna parlate a tutti. Basta vedere quando poco il movimento ha raccolto nelle elezioni locali che sono il traino per portare la gente a votate in elezioni come queste caratterizzate dalla bassa affluenza). Mi preme però parlare di due ragioni ( nulla di nuovo o rivoluzionario) La prima ha a che fare con la natura dell’ elettorato, l’altra con il nuovo corso renziano del PD.
Le europee sono state l’ulteriore dimostrazione di un elettorato poco ideologizzato, umorale, in cerca del salvatore della patria perché’ profondamente disilluso dalla politica e tutto ciò che la circonda. Il voto e’ sempre più un atto emotivo e quindi instabile. Ragione per cui è diventato difficile per i sondaggisti fare una fotografia accurata del corpo elettorale. In queste condizioni diventano importanti l’ultima settimana e la capacità dei politici di relazionarsi emotivamente con gli elettori. Il candidato vincente non deve dimostrare di avere capacità o idee per il futuro ma deve essere soprattutto in grado di sapersi vendere. Gli elettori votano/comprano quello che il politico trasmette in termini di carisma. Renzi non e’ stato solo bravo solo a vendersi, d’altra parte quello di piacere a tutti e’ la sua carte vincente, ma è riuscito a compiere due cose contemporaneamente.
Da una parte ha “normalizzato” il PD riuscendo a “svecchiare” il partito dandogli un’immagine meno ideologizzata. In altre parole ha reso innocuo il vecchio cavallo di battaglia di Berlusconi, quello dei comunisti. E’ vero che il PD da un punto di viste delle politiche portate avanti da anni e’ ormai un partito piu’ di centro che di sinistra, ma la percezione che l’elettorato moderato aveva era sempre quella di un partito guidato da ex comunisti di cui non ci si puo’ fidare. Con l’arrivo di Renzi si è concluso il lungo processo di restyling della sinistra italiana, non solo da un punto di vista dei contenuti ma soprattutto da un punto di vista dell’immagine che conta più di qualsiasi altra cosa in un contesto elettorale cosi come descritto in precedenza.
Contemporaneamente  Renzi e’ riuscito a tenere con se la sinistra del partito nonostante il tradimento dell’elettorato avvenuto con l’alleanza con Berlusconi dopo il voto e il  governo con Alfano. Per sinistra del partito non penso solo alla nomenclatura (Civati per quanto conta) ma soprattutto la parte dell’elettorato del PD che si ritiene di sinistra. La lista Tsipras ha probabilmente preso piu’ dai delusi del M5s che dal PD. Questa e’ l’ulteriore dimostrazione di come la sinistra italiana non sia ancora riuscita a trovare una propria posizione e una propria forma d’essere. Da una parte ha giustamente rinunciato ai vecchi dogmi marxisti ma dall’altra non ha trovato un porto dove approvare. In mancanza d’altro si continua a votare PD per inerzia o a tifare il partito come una squadra di calcio.
Per Renzi era importante superare questo scoglio che si presentava subito dopo la partenza della sua nave. Ci è riuscito e ora ha un mare aperto fino alle prossime elezioni e dovrà governare in una maniera o l’altra. Nessuno vuole andare al voto allo stato attuale perché’ Renzi vincerebbe ma governare significa prendere decisioni, prendere decisioni significa scontentare qualcuno. Non penso Renzi si possa permettere di accontentarsi a galleggiare perché’ verrebbe punito in quanto la gente vede (a torto o ragione) in lui la possibilità del cambiamento e lo pretende. Nel cambiare le cose rischia di spaccare la nave del PD (tra sinistra e l’elettorato moderato) oltre a prestare il fianco a Grillo e Berlusconi che saranno li a prendere i voti degli scontenti. A Renzi non rimarra’ altro che cercare un legame diretto con gli elettori con un continuo bombardamento mediatico giocando sulle emozioni. Ci riuscira’? Molto dipende da quello che faranno gli altri soprattutto se il M5s finirà con lo stupido avventino televisivo. Una cosa e’ sicuro, Renzi sara’ sempre piu’ indentificato con il PD e il PD sara’ sempre piu’ identificato con Renzi. Un processo che rischia di stritolare il PD annullando il dibattito interno. Il successo di Renzi e l’ulteriore personalizzazione della politica possono significare la fine dell’ultimo partito di massa ancora esistente. Questo rischia di danneggiare la sinistra italiana per lungo tempo. Il PD non e’ piu’ di sinistra ma nella mente degli Italiani lo e’. In un contesto come questo dominato dall’emotivita’ quello che appare e’ quello che conta.

La lezione dell’ultimo voto francese

1779302_10152708721964899_1294666346_n

 

Le ultime elezioni amministrative in Francia hanno visto un’avanzata del Fonte Nazionale e un contemporaneo tracollo del Partito Socialista al potere. Nel momento in cui ti ritrovi in una crisi come questa, la gente chiede giustamente un cambiamento e si rivolge verso coloro che sono apparentemente in grado di fornirlo. La paura del futuro e l’incomprensione del presente spingono gli elettori a rivolgersi verso coloro che sono in grado di semplificare la realtà affermando che tutto si possa risolvere con l’ordine, che si possa tornare a un passato idilliaco senza pagar dazio o che la colpa sia sempre degli altri.

Holande, come quasi tutta la sinistra europea (al netto della sinistra radicale), da un punto di vista economico non ha fatto altro che copiare le ricette neo-liberiste della destra. Allo stato attuale la sinistra è incapace di fornire un’alternativa credibile perché le ricette che propone sono più o meno le stesse proposte negli ultimi 20 anni, le stesse ricette che hanno creato questo disastro. Non avendo un’agenda economica diversa dalla destra conservatrice e liberale e abbandonando in buona parte l’idea di una società economicamente più giusta, la sinistra si e’ caratterizzata soprattutto per le battaglie sui diritti civili (coppie di fatto, matrimonio per tutti, eutanasia, diritti degli emigrati etc). Battaglie condivisibili ma nel momento che la gente rimane senza lavoro, sono battaglie che non attirano voti, anzi danno la percezione di una politica lontana dai bisogni veri della gente. Non è un caso che in Grecia come in Francia, l’estrema destra (anche se differenti) avanza dopo governi socialisti.

Comunque anche la destra di Le Pen (se arriverà al potere) non farà altro che seguire le stesse ricette economiche pena il disastro. I mercati al momento non pongono freni al movimento dei capitali. Un governo che cercasse di cambiare il corso dell’economia verrebbe punito. Non perché’ ci sono lobby o cattivoni in cappuccio ma perché’ il denaro va dove puo’ creare utili maggiori. L’estrema destra francese, come tutte le destre estreme, pensa di risolvere i problemi come se le cause di queste risiedessero solo nel paese a cui fanno riferimento, come se la politica fosse solo e soltanto il riflesso della propria volontà. Una volta giunti al potere, dopo i cambiamenti di superfice, si adegueranno alle condizioni esistenti pena il tracollo. Per uscire da questa situazione bigerebbe trovare dei nuovi accordi transnazionali che pongano limiti alla finanza. Per far cio’ bisogna essere in grado di dialogare con altri paesi e con altre forze politiche. Non credo che l’estrema destra per sua natura abbia la predisposizione per far questo.

Una cosa che caratterizzava la sinistra era il suo Internazionalismo. Cosa purtroppo andata persa proprio ora che ce ne sarebbe un maggiore bisogno in un mondo sempre piu’ globalizzato. Sfide come il riscaldamento globale, emigrazione, esaurimento delle risorse e la finanza globale senza limiti hanno bisogno di risposte globali e nessun paese puo’ pensare di risolverli da solo. Invece assistiamo a forze politiche che non riescono a vedere oltre il proprio cortile eletttorale.

Democrazia uguale voto?

1920108_10152708724224899_1267096955_n

Ogni partito ha il diritto di espellere tutti coloro che non si adeguano al programma e ai valori di riferimento. I partiti come tutti i gruppi sono qualcosa di diverso da una folla. Quest’ultima e` caraterizzata dalla casualita’ in quanto sono persone che si trovano per caso nello stesso posto per ragioni differenti, mentre un gruppo ha delle carateristiche comuni a tutti coloro che ne fanno parte. Se un gruppo non avesse un minimo di discliplina, quelle carateristiche, che sono il motivo stesso della sua esistenza, scomparirebbero con il rischio di assomigliare sempre piu’ ad una folla. Per farla breve i partiti non sarebbero in grado di svolgere le proprie funzioni senza un minimo di disciplina che garantisca la ragione d’essere del gruppo.

Quello che pero’ mi ha fatto riflettere nel caso del movimento 5 stelle e’ la maniera con cui le espulsioni sono state condotte e soprattutto il fatto che la cosa venga giustificata in nome della democrazia, come se il voto fosse l’unica condizione necessaria per sancire la democraticita’di un qualcosa. Si puo’ definire democratico un voto senza una discussione tra le parti che lo preceda? Siamo sicuri della democraticita’ di un voto quando il leader carismatico apre la consultazione chiedendo di votare in una certa maniera? Che democraticita’ c’e’ all’interno di un gruppo quando esso e’ chiamato al voto ma non ha il pieno controllo di cosa mettere al voto? Pur mettendo da parte le questioni techiche del voto telematico (la possibilita’ di hackerare il sistema e’ piu’ che reale), si puo’ usare il voto per estromettere una minoranza da parte della maggioranza?

Una democrazia esiste soltanto se la minoranza ha la possibilita’ di controllare e criticare una maggioranza con la speranza essa stessa di  essere un giorno maggioranza. Se la maggioranza usa la propria forza per estromettere una minoranza non si puo’ parlare di democrazia anche in presenza di un voto.

Non voglio mettere alla berlina il m5s ma mi preme evidenziare il fatto che molto spesso ci si limita a pensare la democrazia soltanto come decisioni prese a maggioranza. Il voto e` condizione necessaria per avere una democrazia ma in se non basta ad avere una democrazia. Il fatto che in tanti pensino che il voto sia un bagno purificatore e’ pericoloso: puo’ essere il cavallo di Troia per svuotare la democrazia stessa a colpi di maggioranza. Basti pensare a tante forze populiste che stanno avanzando in Europa. Tutte si professano rispettose del principio democratico ma una volte giunte al potere potrebbero usarlo per rafforzare la propria posizione ponendo dei limiti alla stampa e spingere le minoranze in un angolo cambiando i regolamentio parlamentari, legge elettorali, accesso alla televisione, finanziamento della politica etc. Se la democrazia viene percepita soltanto come voto, in teoria la democrazia potrebbe essere anche eliminata democraticamente attraverso un voto. Non possiamo accettare questo paradosso ma per evitare il rischio di cadervi c’e’ bisogno di una battaglia culturale che ponga fine all’idea comune che democrazia sia un sinonimo di voto.

L’incontro Grillo – Renzi

DSC_0348

L’incontro Grillo – Renzi e’ stato un dialogo tra sordi. Il capo carismatico del M5s questo incontro non lo voleva fare, basta vedere come ha posto la domanda sul suo blog. La base, che ha dimostrato piu’ intelligenza politica e soprattutto sensibilta’ democratica, lo ha obbligato ad andare. Lui ci e`andato controvoglia e ha fatto uno show pieno di recriminazioni senza nemmeno lasciar parlar Renzi (che a sua volta ha cercato la battuta facile). Si puo’ essere in accordo con quello che ha detto ma non si puo’ ridurre la democrazia ad una continua dimostrazione di purezza o di quanto siamo bravi noi e brutti e cattivi gli altri. Questo lo puoi fare in campagna elettorale ma non si puo’ ridurre una legislature ad una continua campagna elettorale. A me Renzi non piace (basta vedere quello che ho scrito in passato) ma questo non toglie che lui rimane (purtroppo) il presidente del consiglio incaricato. Le forze politiche non hanno l’obbligo di appogiarlo (ci mancherebbe) ma dovrebbero almeno impegnarsi ad avere un dialogo (duro e aspro quanto si vuole). L’obbiettivo di una forza politica e`quello di vincere le elezioni non di distruggere l’avversario. In una democrazia le forze politiche hanno un minimo di valori comuni e di rispetto reciproco e soprattutto rispetto verso le istituzioni.Nell’incontro tutto questo non l’ho visto e lo trovo preoccupante, un ulteriore segno dell’imbarbarimento della politrica italiana che vacilla tra consociativismo e faida tra bande.

Alla fine lo show di Grillo avra’ l’unico risultato di rafforzare i muri emotivi. Chi era Renziano rimarra’ renziano e chi era Grillino ancora piu’ Grillino. Il risultato e`quello di un paese sempre piu’ spaccato che invece di discutere avra’ un futuro dibattito politico tra partigiani.Una democrazia dove l’elettorato e’ profondamente diviso e non vi e`alcun dialogo ma solo un ripetersi di accuse reciproche non ha futuro e soprattutto nessuna speranza di cambiamento.

Ha colpito la maniera con cui Grillo ha condotto la conversazione: e’ stato maleducato, arrogante e fortemente autoritario. Renzi poteva avere tutti i torti di questo mondo e Grillo tutte le ragioni, ma non tocca a Grillo o al m5s erigersi tribunale e decidere la questione. In una democrazia tocca solo e soltanto agli elettori a cui non e’ stato permesso di farsi un idea e negato un confronto proprio per questo atteggiamento a senso unico di Beppe. cosa accade se a questo atteggiamento associamo il potere? Che spazio possono avere chi in buona fede non la pensa come lui? Possibile che chiunque non la pensi come Grillo sia un ladro, evasore o amico della casta? Attenzione, solo i regimi totalitari hanno l`obbiettivo non solo di cambiare il modo in cui ua comunita` e` organizzata ma anche quello di cambiare le coscienze delle persone con lo scopo di creare l`uomo nuovo rendendo un nemico chiunque non si adegui. Ci vuole un cambiamento culturale, ma saranno forse i miei troppi anni in un paese anglosassone, ma vedo sempre con diffiidenza campagne morali portate avanti da forze politiche soprattutto quando esso diviene l’unico elemento di differenzazione. Sara’ un mio limite ma la vedo cosi.

Renzi e la personalizzazione della politica

DSC00626

Il passaggio da Letta a Renzi non e’ solo l’ ultimo passaggio macchiavellico della politica italiana. E’ sopattutto un altro segnale del deterioramemto della stessa ma soprattutto della sinistra in questo paese ( se esiste ancora). E’ un cambio incomprensibile non perche’ il il governo Letta sia stato efficace ma sulle ragioni che hanno portato a questo avvincedamento deciso all’interno del PD. Alla fine la ragione principale si riduce al bisogno di una persona decisa ed energetica per fare le riforme. A parte la pia illusione, dato che al netto del capo del governo il resto rimane identitico in termini di forze politiche a sostegno del governo ( felicissimo di sbagliarmi), il cambio a palazzo Chigi e’ un altro segno della personalizzazione della politica. Una classe politica priva di idee e di progetti non puo’ far altro che limitarsi a personificare il messaggio politico in una persona. Il leader e’ il messaggio politico. la democrazia e’ fortemente compromessa quando essa viene ridotta soltanto a una scelta di persone e il dibattito politico viene limitato alle qualita’ dei leader senza una discussione su progetti. Per anni abbiamo criticato il centrodestra di essere una forza politica che viveva soltanto in funzione di Berlusconi, dove il dibattito politico si limitava all’esaltazione del leader e bastava la sua presenza per risolvere i problemi. il “ghe pensi mi” o “menomale che Silvio c’e” non erano altro che tentantivi di riempire il vuoto di progettualita’ . Non e’ un caso che quando sono andati al governo hanno fallito perche’ per quanto una persona possa essere intelligente, capace ed energetica non puo’ da sola pensare di dominare la complessita’ di una societa’ moderna. Alla fine gli anni di Berlusconi al governo sono stati solamente una lunga collezione di provvedimenti che assomigliavano solo ad annunci buoni per tenere alto il consenso senza nessuna conseguenza pratica nella vita del paese. Una maggioranza parlamentare e un governo sono efficaci solo e soltanto se hanno una idea chiara di futuro o almeno abbiano un minimo di obbiettivi fortemente condivisi. Se questi non ci sono non si puo’ fare altro che limitarsi a nascondersi dietro il sorriso e le capacita’ carismatiche del leader di turno. Renzi non e’ altro che la carta carismatica di una forza politica divisa, senza progetti e paurosa di perdere il potere. Da anni la sinistra ha smesso di fare battaglie politiche e di avere una idea di futuro. Forse le ideologie sono morte ma non si puo’ ridurre la ragione di essere in politica al “ce lo ha chiesto l’Europa” o ” ce lo chiedono i mercati” o “gli elettori ci punirebbero”. Renzi grazie al personaggio che si e’ creato fungerra’ per un po’ da foglia di fico in grado di coprire la mancanza di progettualita’, sicuramente anche lui ci vendera’ fumo faccendole passare da grandi riforme ma alla fine i nodi verrano al pettine. Alla fine anche il governo Renzi si impantanerra’ perche’ la stella del leader non basta da sola ad indicate la direzione dove andare……..scrivo questo con la viva speranza di sbagliarmi.