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La veritá utile

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Nelle ultime settimane si é fatto un gran parlare di post-veritá riguardo le bufale che circolano su internet.  Notizie inventate di sana pianta, o esageratamente gonfiate, imperversano ormai sui social network e non hanno difficoltá a trovare creduloni pronti a condividere e indignarsi, prendendo per buono qualsiasi cosa che rafforzi il proprio pregiudizio. Le ragioni dietro la creazione di queste notizie non é un mistero. Da una parte c’é gente che specula sulla credulitá delle persone convertendo il traffico di visite in moneta sonante tramite la pubblicitá on line. Dall’altra parte si cerca di alterare l’umore degli elettori creando un sentimento di rabbia e frustrazione da dirigere contro governi, politici e istituzioni. In una fase storica dominata dalla frammentazione dei mezzi di comunicazione e con il voto deciso su base emotiva piú che razionale, le elezioni si vincono giocando sui sentimenti e la percezione della realtá da parte degli elettori. Se é facile capire le ragioni dietro la creazione delle cosidette bufale, un po’ meno e soprattutto meno discussa é la ragione per cui queste bufale hanno successo e persistono sui social. Troppo facile limitarsi alla scarsa istruzione delle persone o alla loro credulitá. Siamo tutti vittime di bufale in una maniera o nell’altra, non importa la nostra istruzione o il nostro scetticismo.

Evitando da una parte speculazioni filosofiche che negano il concetto di veritá e dall’altra parte i dogmi religiosi che affermano che esiste una sola veritá assoluta chiamata Dio, il concetto comune di veritá si rifá al pensiero scientifico. Per veritá si intende un concetto, idea o giudizio che é coerente e non in contrasto con la realtá oggettiva. Condividendo il pensiero di Popper,  non possiamo mai arrivare alla veritá assoluta o essere sicuri di essa, quello che possiamo fare é cercare di avvicinarsi il piú possibile. Essere nel vero significa sforzarsi per essere il piú vicino possibile alla veritá abbracciando la tesi che piú appare aderente alla realtá delle cose . Nel mondo scientifico, significa per esempio rinunciare a una teoria quando una migliore viene presentata. Perché teorie del complotto (dai retilliani alle scie chimiche) hanno migliaia di seguaci quando la rete é piena di informazioni che le smentiscono? Da un punto di vista politico, perché si continua a credere ai doni di Putin, ai terremoti declassati o agli immigrati in hotel a 5 stelle con piscine e sauna? Perché allora le bufale resistono quando sono chiaramente inventate?

Il problema é proprio quello di partire da un’idea scientifica di veritá, evitando di prendere in considerazione la sua parte emotiva. Quando si condivide una bufala su internet, il fatto che il nostro giudizio o pensiero sia in linea con la realtá  non é importante. Un qualcosa é vero o falso a seconda se  é utile o meno, non perché essa sia coerente con una realtá oggettiva. Un qualcosa é vero non perché rispetta il principio di non contraddizione ma perché serve alla nostra sfera emotiva. Quello che cerchiamo non é una veritá assoluta, arida e immobile ma una “veritá utile” che é fluida, relativa ma soprattutto confortante.

Proviamo a dare qualche esempio su cosa riteniamo per “veritá utile”. La gente crede alle scie chimiche per diverse ragioni. Il complotto da un senso alle loro esistenze: la lotta contro gli untori del cielo li fa sentire eroi. Essere in pochi a crederlo rafforza la loro adesione, gli dá una ragione per guardare tutti dall’alto in basso e sentirsi meglio aumentando la propria autostima:“Guarda tutta questa gente istruita che non si accorge di cosa sta accadendo sulle loro testa. Io alzo la testa e osservo, a me non mi fregano”. Il complotto giustifica anche le loro (vere o presunte) miserie esistenziali: “La mia infelicitá non dipende da me ma da oscure forze che dominano e controllano il mondo che agiscono contro i miei interessi”. Possiamo fornire tutte le informazioni o prove che vogliamo, si continuerá a credere in un qualcosa che serve alle loro vite. La veritá nel puro senso della parola non ha l’obbiettivo di farci star meglio, al contrario spesso la veritá  fa male perché distrugge le nostre illusioni. Per questo motivo, approcciamo la realtá assorbendo e ritenendo vero solo quello che serve a farci star meglio.

Da un punto di vista politico, le bufale sono una delle essenze del populismo. Come spiegato in precedenza, il populismo ha succsso perche semplfica la realtá e la rende comprensibile. La post-veritá ha proprio lo scopo di semplificare la realtá e renderla piú comprensibile.  Le bufale sugli immigrati vanno per la maggiore perché identificano un nemico, danno la ragione per cui non troviamo lavoro, spiega perché i governi sono inefficaci, permettono di canalizzare la nostra frustrazione quotidiana e danno una speranza e il controllo della situazione (per star meglio basta mandare a casa tutti).

In un’era dove tutto é misurato dall’utilitá e caratterizzato dalla ricerca del piacere immediato, la veritá non ha fatto altro che piegarsi allo spirito del tempo. Essere nel vero non e’ piú un principio, un fine a se stesso per uscire dallo stato di bruti per vivere in “virtude e conoscenza” che da solo vale la pena di perseguire. Ha valore essere nel vero e pagare un prezzo (il tempo che spendiamo nella ricerca e nella riflessione) solo se é utile alla nostra persona procurandoci un piacere immediato. La “veritá utile” riduce tutto a opinione senza l’obbligo di cambiarla se non aderisce ai fatti. Se la dicotomia tra opinione e veritá diventa insostenibile, allora ci si rifugia in complotti o interpretazioni dei fatti tali da non obbligarci a cambiare opinione. Quando crediamo in qualcosa e ci facciamo porta bandiera di un’idea (dalle scie chimiche ad una ideologia politica), facciamo un investimento emotivo. Cambiare idea significherebbe non solo ammettere di avere torto ma anche mettere in crisi una parte della propria identitá rendendo vano tutto l’investimento emotive fatto in qualcosa.

Nell’epoca dei social network, l’invesimento emotivo diventa ancora piú alto e piú difficile da rinunciare. Se passiamo anni a condividere articoli su scie chimiche, diventerá piú difficile ammettere di essersi sbagliati. La veritá utile viene in soccorso, riducendo il pericolo e la necessitá di fare quel costoso passo indietro. Alla fine la veritá utile é un guscio, un mondo irreale fatto a nostra immagine e somiglianza in cui rifugiarsi. Un mondo in cui siamo noi in controllo, dove le contraddizioni del mondo reale spariscono non obbligandoci al faticoso tentativo di comprendere la realtá. In un mondo dominato dall’edonismo e dal costante intratenimento, la veritá utile é la soluzione perfetta  e pigra per rinunciare al tentativo di elevarsi culturalmente. Quello che impariamo dalla cosidettá universitá della vita (le informazioni che troviamo sulla rete spesso provenienti da fonti per lo meno dubbie) su qualsiasi argomento ci permette di non sentirci a disagio davanti a chi ha magari speso una vita di studi su quell’argomento. L’universitá della vita ci fa sentire meglio riguardo la nostra ignoranza perché ci fa sentire saggi e non vittime della manipolazione e della falsitá delle istituzioni culturali tradizionali. Se l’attacco alle elite é una delle caratteristiche del populismo, la veritá utile é uno degli strumenti a sua disposizione per deligittimare e sminuire il peso degli intelettuali e impostare il dibattitto politico non sulla razionalitá ma sull’emotivitá. Per questo motivo, le varie bufale e teorie del complotto possono anche farci ridere ma sono pericolose in quanto erodono la democrazia inquinando il dibattito politico.                   

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La pessima lettera di Renzi agli italiani all’estero

Pd: Renzi, sul carro non si sale, le idee sono quelle

 

Oggi ho ricevuto finalmente la lettera di Renzi per convincermi a votare SI. Furbate a parte (l’averla mandata troppo tardi quando io e tanta altra gente ha giá votato e aver riportato un link sbagliato che porta ad una pagina che spiega le ragioni del NO) mi ha molto colpito il tono e le parole usate.

Questa lettera é un ulteriore conferma di quanto poco a sinistra sia Renzi e chi gestisce la sua comunicazione. E’ chiaro che stia cercando di sfondare a destra ma cosi snatura il PD mandando un messaggio confuso che risulterá debole davanti a chi ha un messaggio piú chiaro. La lettera é intrisa di sciovinismo nazionale tipico di un leader di destra. La lettera inizia cosi “nessuno meglio di voi , che vivete all’estero, sa quanto sia importante che il nostro paese sia rispettato fuori dai confini nazionali” per poi continuare “dare dell’Italia un immagine diversa”, “l’onore e l’emozione di rappresentare il paese”, “ogni volta che ho sentito risuonare l’inno di Mameli con voi, ogni volta che incrociato i vostri sguardi orgogliosi”, “l’italia, dicevamo, ha un enorme bisogno di essere rispettata all’estero” . Dopo questa sviolinata in salsa patriotica, dedica un paio di paragrafi alla riforma per poi tornare a fare appello alle emozioni di italiano all’estero chiedendo il suo aiuto per “continuare ad andare avanti” per evitare di “tornare ad essere quelli di cui all’estero si sghignazza” . Capisco che tanti italiani all’estero siano tendenzialmente a destra (soprattutto le vecchie generazioni) ma questo tono nazionalpopolare non dovrebbe appartenere ad un leader progressista.

Su 14 paragrafi, solo 3 entrano nel merito della riforma il resto é un richiamo alle emozioni. Quando il contenuto del messaggio é debole, non resta che puntare alle emozioni. Qualcuno si appella alla pancia mentre altri fanno appello ad un machismo nazionalista. Normale che il dibattito che si sviluppa é pessimo e la gente non vota nel merito. Piú il pensiero e la politica sono deboli, piú ci si affida agli strateghi della comunicazione. Magari saranno anche bravi a vendere nel breve periodo l’immagine di un politico come fosse un profumo,   nel lungo periodo peró a rimetterci sono la democrazia, intesa come confronto di idee, e la capacitá di avere una visione del futuro. Tutto si riduce al breve periodo dove si fa appelo agli indecisi trattando il voto come atto impulsivo. Magari vinci le elezioni ma lo stare dietro ai capricci e alla volatilitá degli elettori ti condanna all’immobilitá e a snaturare la tua storia politica.

Renzi sará per la sinistra quello che Berlusconi é stato per la destra. Due leader che hanno snaturato le storie a cui dicono di far riferimento. Una volta svuotata questa storia (il brand per continuare ad usare termini di marketing), la scena politica appartiene solo e soltanto a chi ogni volta fa appello alla pancia. Questa lettera é un altro esempio di questo declino, un’altra dimostrazione della resa della politica davanti alle logiche della comunicazione.

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Trump é anche figlio di Obama

Donald Trump

Le ragioni di successo di un politico sono sempre molteplici. Le vittorie elettorali sono come oceani che ricevono acqua da infiniti fiumi. Abbiamo giá analizzato le tante ragioni dell’ascesa politica del miliardario americano ma uno di questi fiumi, che ha creato involontariamente l’oceano Trump, si chiama Obama. Non parlo solo del risentimento di quell’america bianca che non ha mai accettato un presidente nero. Il fenomeno Trump nasce da quel “Yes ,we can”. Quel motto e le speranze create da Obama hanno illuso gli americani e rafforzato l’idea che la realtá é la diretta conseguenza delle decisioni del potere politico. Quello slogan ha fatto credere che i nostri problemi e la tristezza del presente siano figli semplicemente della volontá di chi é al potere. Basta mettere al potere la persona giusta e tutto si aggiusta. La politica ha in se la capacitá di cambiare le cose ma questa visione non tiene in considerazione tutta una serie di fattori che ostacolano e limitano il potere politico.

Il potere politico non é mai fortunatamente libero di fare quello che vuole e cambiare le cose a suo piacimento perché deve fare i conti con altri fattori (dall’economia ad un congresso a maggioranza republicano, dalle decisioni di altri paesi ai gruppi di interessi organizzati). Promettere o vendere una visione non é mai difficile, il problema é realizzare questi sogni anche se si é mossi da buone intenzioni. Il presente é il frutto di tante forze che interagiscono e che magari traggono vantaggio dalla situazione attuale e che apertamente, o dietro le quinte, si opporanno al cambiamento rendendolo piú difficile.

Obama ha rimesso in piedi l’economia americana, ha ridato lavoro a tanti americani, ha assicurato la copertura sanitaria ma non é stato abastanza. “It is economy, stupid” non é stato abbastanza perché quello che é stato fatto non é all’altezza delle premesse e del sogno venduto ovvero del “Yes, we can”. Trump nella campagna elettorale non ha fatto altro che dire quanto sia bravo in tutto, ponendosi come la persona che cambia la realtá regalando la prosperitá a tutti. Gli é bastato apparire diverso e lontano da chi é giá andato al potere per vincere le elezioni (coleggi elettorali a parte).  Anche lui deluderá perché quel sogno é irrealizzabile. Se vogliamo salvare la democrazia dal ciclo promesse/delusione,  dobbiamo fare i conti con le nostre aspettative e renderci conto che le risorse non sono infinite eil nostro pianeta é al collasso e la felicitá non dipende solo dalle ricchezze materiali.

Un cambiamento duraturo puó avvenire soltanto tramite il cambiamento della cultura dominante. Purtroppo questo richiede tempo che i politici non hanno a disposizione. La politica si é trasformata in marketing con un orizzonte politico che non va oltre le prossime elezioni. Purtroppo in una societá che ragiona solo di pancia, i cambiamenti sono prodotti in situazioni critiche quando le alternative si sono esaurite. Questo è il caso del riscaldamento globale sperando che quando il cambio sarà l’unica alternativa non sia troppo tardi.

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Terrorismo 2.0 e il suo brand

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L’aspetto forse piú sconcertante dei fatti di Nizza é che l’autore dell’attentato  era uno sconosciuto per le forze dell’ordine in quanto non era stato mai associato a gruppi estremisti. Mohamed Lahouaiej Bouhlel era un perfetto uomo qualunque, diventato lupo solitario all’improvviso. Questo aspetto contrasta l’idea che spesso si ha dell’ISIS o di Al-Quaeda come organizzazioni terroristiche dotate di un vertice e organizzate in cellule. Questa visione sbagliata deriva dalla maniera in cui le organizzazioni terroristiche hanno sempre agito in Europa,  le brigate rosse per fare un esempio. Se questa fosse la maniera in cui il terrorismo islamico é organizzato, basterebbe un maggior controllo del territorio e un coordinamento delle itelligence per batterlo. Per smantellare un’organizzazione terroristica organizzata in questa maniera basterebbe seguire il flusso di armi o denaro, infiltrare operatori di polizia al loro interno o semplicemente fare in maniera che uno dei terroristi inizi a collaborare per far crollare il castello di carta. Come i fatti di Nizza hanno purtroppo dimostrato,  il terrorismo islamico funziona in maniera diversa: non ha bisogno di strutture o catene di comando (per l’ISIS questo vale soprattutto in Europa), ne’ tantomeno di cellule interconnesse dedite al recrutamento o all’attuazione dei massacri. In poche parole, la maniera in cui sono organizzati non offre la possibilita’ di trovare il filo per sciogliere la matassa.  Il terrorismo islamico non e’ dotato di un corpo da ricercare e fermare ma é qualcosa di piu’ sfuggente e inafferabbile. Il terrorismo islamico funziona piu’ come un brand e capire la maniera in cui opera é importante per attuare una strategia che possa contrastarlo.

Per un qualsiasi prodotto, un brand é molto piú di un logo o uno slogan. Il brand é soprattutto carico di un significato che i responsabili di marketing cercano di associare al prodotto. Questo significato o i valori associati al prodotto permettono all’azienda di differenziarsi e di fidelizzare il cliente. Non compriamo cose solo per il loro uso ma anche per associare noi stessi a un’idea che il prodotto trasmette. Per esempio, perché una persona comprerebbe mai una Ferrari? Certamente non per l’uso dato che anche una normale utilitaria permetterebbe di spostarsi da un punto A ad un punto B. Per la bellezza? Ci sono tante macchine sportive altrettanto accattivanti ad un costo molto inferiore. La gente compra Ferrari perché significa successo, possedere una Ferrari significa dire al mondo io sono al vertice perché me la posso permettere. In un’epoca dominata dal nichilismo con persone in cerca di un’identitá che possa dare una direzione, cosa compriamo serve anche a dire chi siamo. Nella stessa maniera, l’ISIS ha creato un brand con cui estremizza e recruta tanti giovani, spingendoli a compiere atti cruenti anche senza mai essere andati in Siria o entrati direttamente in contatto  con un’organizzazione terroristica. Il brand permette il recrutamento di terroristi slegati tra loro e quindi impossibile da stanare e fermare in anticipo. Questo permette all’estremismo islamico di avere un  potenziale immenso esercito di dormienti  che non bisogna addestrare ma semplicemente spingere all’azione:

“Se non siete in possesso di pallottole o di ordigni, afferrate una pietra e spaccategli la testa. Oppure uccidente con un coltello. O investitelo con un’auto. Gettatelo dall’alto di un palazzo. O strangolatelo con le mani. Usate il veleno!”.

Questo brand viene costruito on line attraverso video di propaganda che vengono visti soprattutto dai giovani che possono decidere di partire per la Siria o semplicemente diventare martiri in qualche angolo d’Europa. Video che mostrano i combattenti dell’ISIS come novelli rambo senza paura, come se la guerra fosse un video gioco. Quello che l’ISIS vende é la possibilita di diventare un qualcuno e di dare un significato alla propria esistenza attraverso una causa. Quali sono i significati e i valori associati a questo “prodotto”? Il coraggio, la possibilitá di dirsi “buoni islamici”, l’eroismo del buono che combatte il male, diventare guerrieri di una guerra santa etc. Cosi come il populismo attira tanti giovani europei dando l’illusione di essere dei ribelli che operano per il cambiamento contro vari nemici, cosi il fondamentalismo islamico dá la possibilita a tanti giovani musulmani la possibilitá di diventare ribelli e combattere quella societá che li ha emarginati e costretti a vivere in grandi periferie senza speranza perché il liberismo economico ha distrutto la possibilitá di un riscatto sociale.

Combattere il terrorismo con bombe, limitando i diritti o trattando tutti gli islamici come nemici o cittadini di serie B farebbe proprio il gioco dell’ISIS perché rafforzerebbe l’appeal del loro prodotto. Piú si emarginano i giovani islamici trattandoli come nemici, piú grande diventa il risentimento di questi ultimi nei confronti delle societá che li esclude e degli stati che li trattano come potenziali nemici. Il risultato finale e’ rafforzare la propaganda dell’estremismo religioso e del potere seduttivo del brand “terrorismo islamico”. Quello che servirebbe invece é  qualcosa di piú sottile, distruggere il brand minuziosamente creato dalla propaganda fondamentalista, ragionamento troppo sottile in una clima dominato da politici e opinionisti assetati di vendetta.

Perche’ Trump?

Donald Trump

Non sono americano e non vivo negli USA per dare delle risposte definitive ma qualche riflessione su Trump si puo’ fare dato che il fenomeno e’ simile a quello attraversato da tante (se non tutte) le democrazie occidentali.

Prima di tutto vi e’ una componente populista. Trump riesce a semplificare il discorso politico dando poche certezze in un’epoca che non ne ha. Semplifica la realtà dando soluzioni semplici anche se non funzioneranno. All’elettore basta e avanza perché gli verra’ dato una chiave di lettura di quello che lo circonda dandogli piu’ sicurezza. Cio’ che si conosce non spaventa e attraverso le parole di Trump si ha l’illusione di capire quello che succede e cio’ che serve per far tornare l’america grande di nuovo.

Umberto Eco ci ha lasciato ricordandoci come la rete ha dato la voce a tanti imbecilli. Il risultato e’ un dibattito politico che tende al basso e vince non chi dice qualcosa di intelligente ma quello che l’imbecille vuole ascoltare. Il voto di una persona intelligente o istruita vale quando quella di chi non sa nemmeno per cosa vota e alla fine il politico le elezioni le vince raccogliendo piu’ voti possibili e non convicendo piu’ persone sagge possibili. Non a caso Trump ha affermato di amare i ‘the Poorly Educated’ ovvero quelli senza educazione.

La societa’ americane e’ fortemente individualistica e lui rappresenta il sogno, il modello a cui tutti volgiono aspirare: ricco, belle donne e famoso. Nel momento in cui i politici non vendono progetti ma la loro immagine, in una societa’ come quella americana essere Donald Trump aiuta. La crisi dei partiti e della politica ha portato a una forte personalizzazione della politica che raggiunge i suoi apici in elezioni di questo tipo. Quando qualcuno come la Palin o l’ultimo attore di Hollywood dichiara di appoggiare Trump le sue sue parole sono sempre le stesse: e’ un leader, e’ un vincente, e’ un combattente etc. I programmi e la visione di societa’ finiscono in secondo ordine. Nel momento che si assiste a uno scontro di personalita’, il dibattito diventa impossibile a uso e consumo degli imbecilli di Eco.

Naturalmente vi e’ il malcontento. Tutti non sono contenti della classe politica e vogliono un cambiamento radicale. Trump non viene dall’ establishment del partito repubblicano, non e’ un politico di professione e quindi rappresenta il cambiamento. Qualche parola va spesa su questo malcontento e cosa si intende per esso. Certamente vi e’ l’impoverimento della classe media, certamente ci sono disoccupati e questo spiegherebbe l’ascesa di Sanders ma non quella di Trump dato che proviene da quell’un per cento che fotte il resto del paese. Anche chi ha un lavoro si dice non contento, anche chi non nessun problema si dice non contento. Allora da dove viene questo malcontento anche da parte di chi ha un lavoro e puo’ permettersi una vacanza? Da una parte vi e’ la paura di perdere tutto (e per questo il diverso e’ una minaccia) dall’altra parte continuiamo a porci traguardi irraggiungibili. Il consumismo ci pone delle mete irraggiungibili attraverso i miti del marketing. Dobbiamo essere tristi e inappagati per continuare a comprare e naturalmente diamo la colpa ai politici quando non riusciamo a raggiungere quella perfezione promessa dalla pagine patinate dei nostri giornali.

Cosi come negli anni 20 con il fascismo l’Italia aveva messo in luce quei sentimenti che hanno portato in crisi le democrazie liberali, cosi l’Italia negli anni 90 con Berlusconi ha anticipato quel malessere che sta intaccando le democrazie al giorno d’oggi. Dovremmo finire di lamentarci che siamo indietro in tutto dato che purtroppo siamo dei precursori in politica.

Il lato oscuro della raccolta firme per il referendum per l’uscita dall’Euro

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Con la pubblicazione del video pubblicitario sulla rete, entra nel vivo la campagna del M5S per raccogliere le firme per un ipotetico referendum per uscire dall’Euro e tornare alla Lira. Non voglio entrare nel merito economico della questione avendo già ribadito la necessità di cambiare le regole alla base dell’Euro, non solo per porre un fine alle politiche liberiste, ma anche per limitare i danni alle nostre democrazie. Vorrei invece riflettere sul lato politico di questa iniziativa e sulle sue ripercussioni sul rapporto tra cittadini e istituzioni.

Questa raccolta di firme è inutile e non ci sarà nessun referendum perché’ verrà bocciato dalla Corte Costituzionale in base all’Art 75 della nostra costituzione:

“Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio di amnistia e di indulto  di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”

L’Euro fa parte di un trattato internazionale ed è anche un tema che ha un ambito tributario. Anche nel caso che sia una semplice raccolta di firme per un legge di iniziativa popolare per avere un referendum consultivo, la cosa non e’ possibile in quanto ci vuole una legge costituzionale ad hoc per averlo come nel caso del referndum del 1989 sulla trasformazione della Comunita’ Europea in Unione. Inoltre il referendum consultivo sarebbe comunque soggetto all’Art 74 della costituzione. Ammesso e concesso che si possa fare un referendum, non si deve dimenticare che non c’è nessuna clausola di uscita dall’Euro all’interno dei trattati che la regolano. Un’eventuale uscita andrebbe discussa con gli altri paesi rendendo il percorso meno facile di quanto il video del movimento grillino faccia pensare.

Perché allora il M5S sta raccogliendo le firme illudendo tanti italiani? Certamente quest’azione ha il fine di rafforzare il proprio consenso. Da una parte si marca la differenza con altri partiti (PD e Forza Italia), dall’altra si riappropria della bandiera anti-Euro per non lasciarla solo a Salvini e alla fine si raccoglie il voto dei tanti scontenti che attribuiscono ( in parte a ragione) le loro difficoltà economiche alla moneta unica. Questo però non è il solo aspetto. Vi è un altro aspetto da considerare che ha un risvolto molto più pericoloso a mio avviso. Attraverso questa raccolta di firme si cerca di radicalizzare il consenso cercando proprio la bocciatura della Corte Costituzionale.

Una volta che le firme sono raccolte e il referendum bocciato, il M5S attaccherà la Corte Costituzionale e la classe politica accusandole di essere sorde davanti alla volontà popolare. Le centinaia di persone (milioni?) che avranno firmato si sentiranno tradite e non rappresentate dalle istituzioni. La rabbia e la frustrazione generata saranno manna dal cielo per il movimento da un punto di vista elettorale. Fino a questo momento il M5S ha sfruttato la rabbia (giustificata) di tanta gente per creare consenso avendo il merito di averla indirizzata in una maniera non violenta. Il referendum per il ritorno alla Lira segna un nuovo modo di fare politica da parte del movimento: creare le condizioni per aumentare la rabbia e rafforzare il legame emotivo con i propri elettori.

Si potrebbe obbiettare che effettivamente la classe politica è sorda alle istanze popolari (vero) o che la raccolta firme è solo una maniera per creare il dibattito sul tema dell’Euro dato che ormai viene purtroppo visto come un dogma da buona parte della nostra classe dirigente. Queste obiezioni non giustificherebbero l’azione intrapresa. L’unico risultato che il movimento otterrà è l’aumento della rabbia degli italiani nei confronti delle istituzioni e delle regole democratiche. Una volta che le istituzioni perdono la loro legittimità e le regole del vivere comune hanno perso il loro valore, la fine della libertà è vicina. Giusto per evitare fraintendimenti, non vogliamo asserire che il M5S stia per instaurare una dittatura, quello che vogliamo affermare è che queste iniziative tendono a creare un clima culturale foriero di svolte autoritarie anche all’interno di un guscio vuoto apparentemente democratico. Le istituzioni sono l’incarnazione della nostra democrazia che si fa presenza e funziona attraverso di esse. La forza di una democrazia dipende dalla forza delle istituzioni. Una democrazia che cammina su delle istituzioni fragili e’ una democrazia destinata a cadere prima o poi.

Una forza politica responsabile dovrebbe lavorare per avvicinare le istituzioni ai cittadini e non dovrebbe mai intraprendere iniziative a scopo elettorale che hanno il solo scopo di fomentare la rabbia e il senso di distacco dei cittadini delle proprie istituzioni. E’ vero che per decenni la nostra classe politica ha utilizzato le istituzioni per i propri fini personali, ma si dovrebbe lavorare per cambiare la classe politica e porre un maggiore controllo democratico sulle istituzioni. Invece si fa l’esatto contrario, si creano le condizioni affinché’ tanti italiani si sentano traditi dalle proprie istituzioni.

Per questi motivi, la raccolta di firme per il ritorno alla Lira e’ una mossa populista che buttera’ altra benzina nel fuoco rancoroso di tanti italiani che sta consumando la loro fiducia nei confronti della democrazia. Tutte le forze politiche che si riconoscono nella nostra costituzione credendo nel principio democratico per gestire la vita di un paese dovrebbero lavorare per rafforzare le istituzioni e la fiducia in esse da parte dei cittadini. Le istituzioni e le persone che le compongono possono e devono essere soggetto di critica ma questa deve essere costruttiva e mirata a rafforzarle. Invece si continua a far confusione tra politici e istituzioni mandando tutto in malora non rendendosi conto in questa maniera l’unica cosa che va in malora e’ proprio la democrazia.

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Emotional Marketing e democrazia.

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La politica e’ diventata ormai una campagna marketing gestita da professionisti del settore dove si cerca di vendere un politico/partito in cambio del voto. L’obiettivo e’ quello di creare un legame emotivo tra politico ed elettore tramite quello che in gergo viene chiamato “Emotional Marketing”. Il confronto tra programmi, idee e valutazioni su come si e’ governato passa in secondo piano perché, come nel mondo della pubblicità, il messaggio basato sulle emozioni è più efficace di quello razionale.
I politici non parlano più’ alla testa dei propri elettori ma ai loro istinti. I politici di successo sono coloro in grado di suscitare emozioni in chi li ascolta: fiducia, speranza, paura, appartenenza, rabbia etc. La reazione emotiva da parte dell’elettore crea un legame con il politico che non può essere razionalizzato in pieno, rendendo il legame più duraturo in quanto meno soggetto alla critica razionale. In questa maniera l’appartenenza ad un partito o la devozione verso un uomo politico diventa parte integrante dell’identità dell’elettore che sarà restio a cambiare idea. In presenza di fallimenti politici, casi di corruzione o qualsiasi comportamento/esternazione infelice, l’elettore reinterpreterà l’accaduto in maniera tale da giustificare il proprio credo politico. La reinterpretazione di quello che accade e’ più’ facile e meno traumatica che riconoscere di aver commesso un errore o di aver dato fiducia alla persona sbagliata, soprattutto nel breve termine. Questa maniera di fare politica non e’ nuova dato che si e’ sempre fatto un grande uso della paura (basta vedere i manifesti elettorali del 1948) e dell’appartenenza religiosa o ideologica (parte dell’identità della persona) per raccogliere il consenso. Negli ultimi anni l’uso massiccio di queste tecniche sempre più’ raffinate, insieme alla maggiore diffusione dei media, ha reso l’uso delle emozioni la maniera prevalente con cui i politici raccolgono e mantengono il consenso.
Uno dei vantaggi della democrazia e’ il confronto tra diversi punti di vista che permette di mettere in evidenza gli aspetti migliori e peggiori di qualsiasi proposta politica migliorando cosi il processo decisionale. Una democrazia e’ limitata e non in grado di produrre politiche efficaci in un sistema dove il dibattito politico e’ mosso dalle emozioni e gli elettori sono trincerati in gabbie identitarie che limitano l’uso della ragione e la possibilità di scelta.
Naturalmente e’ impossibile vietare ai politici e ai loro strateghi di marketing di usare le emozioni per raccogliere il consenso ma nulla vieta di cercare delle soluzioni che possano limitare queste pratiche. Per esempio si potrebbe: organizzare in maniera diversa le discussioni tra politici in televisione, limitare l’uso del denaro durante le campagne elettorali, cercare di rendere la stampa più’ libera in grado di effettuare un controllo più’ efficace sulla classe politica etc etc. Il cambiamento migliore rimane comunque sempre quello da un punto di vista culturale. Il voto dovrebbe tornare ad essere semplicemente uno strumento con cui l’elettore decide chi sia più’ capace di condurre una comunità e non una specie di giudizio universale per decidere chi ha ragione pretendo una scelta di campo a vita. Bisognerebbe smettere di vedere la coerenza fine a stessa come un valore assoluto. La democrazia esiste anche sulla base del rifiuto di pensare che una persona o un gruppo di persone sia perfetto e in grado di prendere sempre le decisioni giuste. Per questo motivo il rendersi conto di aver sbagliato e cambiare idea non dovrebbe essere stigmatizzato ma apprezzato perché’ permette l’alternanza vero sale di una democrazia. Il voto costituirà sempre una parte della nostra identità’ ma l’esaltazione del suo aspetto pratico (decidere chi governa) e la riduzione degli aspetti emotivi obbligherebbero i politici a sudarsi il voto potendo contare sempre meno su di un elettorato che li vota a prescindere. Un elettorato meno vincolato emotivamente permetterebbe di avere una vera alternanza e una classe politica migliore composta da persone in grado di proporre soluzioni e non solo slogan.

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