Archive | March 2014

La lezione dell’ultimo voto francese

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Le ultime elezioni amministrative in Francia hanno visto un’avanzata del Fonte Nazionale e un contemporaneo tracollo del Partito Socialista al potere. Nel momento in cui ti ritrovi in una crisi come questa, la gente chiede giustamente un cambiamento e si rivolge verso coloro che sono apparentemente in grado di fornirlo. La paura del futuro e l’incomprensione del presente spingono gli elettori a rivolgersi verso coloro che sono in grado di semplificare la realtà affermando che tutto si possa risolvere con l’ordine, che si possa tornare a un passato idilliaco senza pagar dazio o che la colpa sia sempre degli altri.

Holande, come quasi tutta la sinistra europea (al netto della sinistra radicale), da un punto di vista economico non ha fatto altro che copiare le ricette neo-liberiste della destra. Allo stato attuale la sinistra è incapace di fornire un’alternativa credibile perché le ricette che propone sono più o meno le stesse proposte negli ultimi 20 anni, le stesse ricette che hanno creato questo disastro. Non avendo un’agenda economica diversa dalla destra conservatrice e liberale e abbandonando in buona parte l’idea di una società economicamente più giusta, la sinistra si e’ caratterizzata soprattutto per le battaglie sui diritti civili (coppie di fatto, matrimonio per tutti, eutanasia, diritti degli emigrati etc). Battaglie condivisibili ma nel momento che la gente rimane senza lavoro, sono battaglie che non attirano voti, anzi danno la percezione di una politica lontana dai bisogni veri della gente. Non è un caso che in Grecia come in Francia, l’estrema destra (anche se differenti) avanza dopo governi socialisti.

Comunque anche la destra di Le Pen (se arriverà al potere) non farà altro che seguire le stesse ricette economiche pena il disastro. I mercati al momento non pongono freni al movimento dei capitali. Un governo che cercasse di cambiare il corso dell’economia verrebbe punito. Non perché’ ci sono lobby o cattivoni in cappuccio ma perché’ il denaro va dove puo’ creare utili maggiori. L’estrema destra francese, come tutte le destre estreme, pensa di risolvere i problemi come se le cause di queste risiedessero solo nel paese a cui fanno riferimento, come se la politica fosse solo e soltanto il riflesso della propria volontà. Una volta giunti al potere, dopo i cambiamenti di superfice, si adegueranno alle condizioni esistenti pena il tracollo. Per uscire da questa situazione bigerebbe trovare dei nuovi accordi transnazionali che pongano limiti alla finanza. Per far cio’ bisogna essere in grado di dialogare con altri paesi e con altre forze politiche. Non credo che l’estrema destra per sua natura abbia la predisposizione per far questo.

Una cosa che caratterizzava la sinistra era il suo Internazionalismo. Cosa purtroppo andata persa proprio ora che ce ne sarebbe un maggiore bisogno in un mondo sempre piu’ globalizzato. Sfide come il riscaldamento globale, emigrazione, esaurimento delle risorse e la finanza globale senza limiti hanno bisogno di risposte globali e nessun paese puo’ pensare di risolverli da solo. Invece assistiamo a forze politiche che non riescono a vedere oltre il proprio cortile eletttorale.

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Democrazia uguale voto?

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Ogni partito ha il diritto di espellere tutti coloro che non si adeguano al programma e ai valori di riferimento. I partiti come tutti i gruppi sono qualcosa di diverso da una folla. Quest’ultima e` caraterizzata dalla casualita’ in quanto sono persone che si trovano per caso nello stesso posto per ragioni differenti, mentre un gruppo ha delle carateristiche comuni a tutti coloro che ne fanno parte. Se un gruppo non avesse un minimo di discliplina, quelle carateristiche, che sono il motivo stesso della sua esistenza, scomparirebbero con il rischio di assomigliare sempre piu’ ad una folla. Per farla breve i partiti non sarebbero in grado di svolgere le proprie funzioni senza un minimo di disciplina che garantisca la ragione d’essere del gruppo.

Quello che pero’ mi ha fatto riflettere nel caso del movimento 5 stelle e’ la maniera con cui le espulsioni sono state condotte e soprattutto il fatto che la cosa venga giustificata in nome della democrazia, come se il voto fosse l’unica condizione necessaria per sancire la democraticita’di un qualcosa. Si puo’ definire democratico un voto senza una discussione tra le parti che lo preceda? Siamo sicuri della democraticita’ di un voto quando il leader carismatico apre la consultazione chiedendo di votare in una certa maniera? Che democraticita’ c’e’ all’interno di un gruppo quando esso e’ chiamato al voto ma non ha il pieno controllo di cosa mettere al voto? Pur mettendo da parte le questioni techiche del voto telematico (la possibilita’ di hackerare il sistema e’ piu’ che reale), si puo’ usare il voto per estromettere una minoranza da parte della maggioranza?

Una democrazia esiste soltanto se la minoranza ha la possibilita’ di controllare e criticare una maggioranza con la speranza essa stessa di  essere un giorno maggioranza. Se la maggioranza usa la propria forza per estromettere una minoranza non si puo’ parlare di democrazia anche in presenza di un voto.

Non voglio mettere alla berlina il m5s ma mi preme evidenziare il fatto che molto spesso ci si limita a pensare la democrazia soltanto come decisioni prese a maggioranza. Il voto e` condizione necessaria per avere una democrazia ma in se non basta ad avere una democrazia. Il fatto che in tanti pensino che il voto sia un bagno purificatore e’ pericoloso: puo’ essere il cavallo di Troia per svuotare la democrazia stessa a colpi di maggioranza. Basti pensare a tante forze populiste che stanno avanzando in Europa. Tutte si professano rispettose del principio democratico ma una volte giunte al potere potrebbero usarlo per rafforzare la propria posizione ponendo dei limiti alla stampa e spingere le minoranze in un angolo cambiando i regolamentio parlamentari, legge elettorali, accesso alla televisione, finanziamento della politica etc. Se la democrazia viene percepita soltanto come voto, in teoria la democrazia potrebbe essere anche eliminata democraticamente attraverso un voto. Non possiamo accettare questo paradosso ma per evitare il rischio di cadervi c’e’ bisogno di una battaglia culturale che ponga fine all’idea comune che democrazia sia un sinonimo di voto.