Archive | November 2016

La pessima lettera di Renzi agli italiani all’estero

Pd: Renzi, sul carro non si sale, le idee sono quelle

 

Oggi ho ricevuto finalmente la lettera di Renzi per convincermi a votare SI. Furbate a parte (l’averla mandata troppo tardi quando io e tanta altra gente ha giá votato e aver riportato un link sbagliato che porta ad una pagina che spiega le ragioni del NO) mi ha molto colpito il tono e le parole usate.

Questa lettera é un ulteriore conferma di quanto poco a sinistra sia Renzi e chi gestisce la sua comunicazione. E’ chiaro che stia cercando di sfondare a destra ma cosi snatura il PD mandando un messaggio confuso che risulterá debole davanti a chi ha un messaggio piú chiaro. La lettera é intrisa di sciovinismo nazionale tipico di un leader di destra. La lettera inizia cosi “nessuno meglio di voi , che vivete all’estero, sa quanto sia importante che il nostro paese sia rispettato fuori dai confini nazionali” per poi continuare “dare dell’Italia un immagine diversa”, “l’onore e l’emozione di rappresentare il paese”, “ogni volta che ho sentito risuonare l’inno di Mameli con voi, ogni volta che incrociato i vostri sguardi orgogliosi”, “l’italia, dicevamo, ha un enorme bisogno di essere rispettata all’estero” . Dopo questa sviolinata in salsa patriotica, dedica un paio di paragrafi alla riforma per poi tornare a fare appello alle emozioni di italiano all’estero chiedendo il suo aiuto per “continuare ad andare avanti” per evitare di “tornare ad essere quelli di cui all’estero si sghignazza” . Capisco che tanti italiani all’estero siano tendenzialmente a destra (soprattutto le vecchie generazioni) ma questo tono nazionalpopolare non dovrebbe appartenere ad un leader progressista.

Su 14 paragrafi, solo 3 entrano nel merito della riforma il resto é un richiamo alle emozioni. Quando il contenuto del messaggio é debole, non resta che puntare alle emozioni. Qualcuno si appella alla pancia mentre altri fanno appello ad un machismo nazionalista. Normale che il dibattito che si sviluppa é pessimo e la gente non vota nel merito. Piú il pensiero e la politica sono deboli, piú ci si affida agli strateghi della comunicazione. Magari saranno anche bravi a vendere nel breve periodo l’immagine di un politico come fosse un profumo,   nel lungo periodo peró a rimetterci sono la democrazia, intesa come confronto di idee, e la capacitá di avere una visione del futuro. Tutto si riduce al breve periodo dove si fa appelo agli indecisi trattando il voto come atto impulsivo. Magari vinci le elezioni ma lo stare dietro ai capricci e alla volatilitá degli elettori ti condanna all’immobilitá e a snaturare la tua storia politica.

Renzi sará per la sinistra quello che Berlusconi é stato per la destra. Due leader che hanno snaturato le storie a cui dicono di far riferimento. Una volta svuotata questa storia (il brand per continuare ad usare termini di marketing), la scena politica appartiene solo e soltanto a chi ogni volta fa appello alla pancia. Questa lettera é un altro esempio di questo declino, un’altra dimostrazione della resa della politica davanti alle logiche della comunicazione.

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Perché voto NO!

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Ho passato lunghe settimane di riflessione. Ho sentito un sacco di esagerazioni da ambo le parti, inesatezze e argomenti che solo in parte (ad essere buoni) centrano con il referendum. Ho avuto una sola conferma, la democrazia diretta é una jattura perché non abbiamo politici ed elettori all’altezza.

Questa riforma non é uno scandalo (non si tocca la magistratura e il presidente del consiglio non puó sciogliere le camere come nelle precedenti riforme). Ha dei punti positivi: rimozione del CNEL, province e forse (non ne sono sicuro) rimette ordine al titolo V (le regioni per intenderci che la precedente riforma del centrosinistra aveva scassato dando vita ad una serie di contenziosi presso la corte costituzionale), da solo alla camera la responsabilitá dell’indirizzo politico (voto di fiducia) e annullamento del bicameralismo perfetto.

Detto questo ho spedito il mio voto in ambasciata (vivo all’estero) ed e’stato un NO per le seguenti ragioni:

Le riforme vanno fatte insieme. In un momento di scollamento tra istituzioni e popolo, una riforma imposta a colpi di maggioranza referendaria va ad aumentare la senzazione di un potere politico lontano che mette in crisi ancora di piú la credibilitá e la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

-Insieme alla riforma elettorale, si cambia sostanzialmente la natura del sistema politico passando da un sistema parlamentare ad un premierato nascosto. Capisco che questa é una tendenza dei tempi moderni dove la natura tecnologica delle decisioni non richiede grossi dibattiti ma se questo va fatto bisogna mettere in corpo una serie di procedure che diano risalto al ruolo dell’opposizione. Questo non c’é secondo me e in un paese con la libertá di stampa limitata sarebbe un problema e un pericolo. Cosa accadrebbe se al potere andasse una forza politica o un politico con tendenze autoritarie?

– Saró impopolare ma io ritengo la democrazia diretta un pericolo, dove la maggioranza impone la propria forza riducendo la minoranza in un angolo. In una societá sempre piú tecnica e chiamata a fare scelte informate, la democrazia diretta sarebbe il regno della demogagia. Introdurre referendum propositivi o confermativi significa dare al politico di turno la possibilitá di usare il voto come plebescito come era nelle intenzioni di Renzi quando si é imbarcato in questa avventura.

– Il superamento del bicameralismo é una buona cosa ma nella riforma viene fatto in maniera troppo complessa. Come tutti i meccanismi, anche quelli costituzionali funzionano se sono semplici. Troppe procedure creano confusione e danno adito a forzature.

La nostra é una bella costituzione e ho avuto la fortuna di studiarla e di amarla. Questo non significa che non sia possibile cambiarla. Credo che l’ordinamento costituzionale (seconda parte) ha bisogno di un cambiamento ma questo va fatto in maniera ragionata e insieme. Una democrazia dove le forze politiche sono in continuo conflitto non funziona. Sedersi ad un tavolo insieme per farlo sarebbe un bel modo per far ripartire questo paese insieme. PCI, DC, Liberali e Socialisti ci sono risuciti mettendo da parte le loro fortissime divisioni ideologiche mettendo al centro il futuro del paese. E’ il momento che PD, M5S e il centrodestra mettessero da parte le loro strategie di marketing, il loro purismo infantile e si ricordassero che la democrazia é un compromesso e le regole di questo compromesso vanno scritte insieme.

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Trump é anche figlio di Obama

Donald Trump

Le ragioni di successo di un politico sono sempre molteplici. Le vittorie elettorali sono come oceani che ricevono acqua da infiniti fiumi. Abbiamo giá analizzato le tante ragioni dell’ascesa politica del miliardario americano ma uno di questi fiumi, che ha creato involontariamente l’oceano Trump, si chiama Obama. Non parlo solo del risentimento di quell’america bianca che non ha mai accettato un presidente nero. Il fenomeno Trump nasce da quel “Yes ,we can”. Quel motto e le speranze create da Obama hanno illuso gli americani e rafforzato l’idea che la realtá é la diretta conseguenza delle decisioni del potere politico. Quello slogan ha fatto credere che i nostri problemi e la tristezza del presente siano figli semplicemente della volontá di chi é al potere. Basta mettere al potere la persona giusta e tutto si aggiusta. La politica ha in se la capacitá di cambiare le cose ma questa visione non tiene in considerazione tutta una serie di fattori che ostacolano e limitano il potere politico.

Il potere politico non é mai fortunatamente libero di fare quello che vuole e cambiare le cose a suo piacimento perché deve fare i conti con altri fattori (dall’economia ad un congresso a maggioranza republicano, dalle decisioni di altri paesi ai gruppi di interessi organizzati). Promettere o vendere una visione non é mai difficile, il problema é realizzare questi sogni anche se si é mossi da buone intenzioni. Il presente é il frutto di tante forze che interagiscono e che magari traggono vantaggio dalla situazione attuale e che apertamente, o dietro le quinte, si opporanno al cambiamento rendendolo piú difficile.

Obama ha rimesso in piedi l’economia americana, ha ridato lavoro a tanti americani, ha assicurato la copertura sanitaria ma non é stato abastanza. “It is economy, stupid” non é stato abbastanza perché quello che é stato fatto non é all’altezza delle premesse e del sogno venduto ovvero del “Yes, we can”. Trump nella campagna elettorale non ha fatto altro che dire quanto sia bravo in tutto, ponendosi come la persona che cambia la realtá regalando la prosperitá a tutti. Gli é bastato apparire diverso e lontano da chi é giá andato al potere per vincere le elezioni (coleggi elettorali a parte).  Anche lui deluderá perché quel sogno é irrealizzabile. Se vogliamo salvare la democrazia dal ciclo promesse/delusione,  dobbiamo fare i conti con le nostre aspettative e renderci conto che le risorse non sono infinite eil nostro pianeta é al collasso e la felicitá non dipende solo dalle ricchezze materiali.

Un cambiamento duraturo puó avvenire soltanto tramite il cambiamento della cultura dominante. Purtroppo questo richiede tempo che i politici non hanno a disposizione. La politica si é trasformata in marketing con un orizzonte politico che non va oltre le prossime elezioni. Purtroppo in una societá che ragiona solo di pancia, i cambiamenti sono prodotti in situazioni critiche quando le alternative si sono esaurite. Questo è il caso del riscaldamento globale sperando che quando il cambio sarà l’unica alternativa non sia troppo tardi.

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