Archive | December 2016

Qualche riflessione sul Mattarellum!

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Dopo aver spiegato le ragioni per cui Renzi sta spingendo per il Mattarellum, soffermiamoci su questo sistema elettorale cercando di riflettere su quali possano essere i suoi effetti sulla politica italiana. Partiamo da una premessa, questa proposta nasce come al solito da una visione a corto termine che parte da una valutazione della situazione corrente adottando la legge elettorale che fa piú comodo alla forza di maggioranza. Il PDL adottó il Porcellum per evitare che l’allora Ulivo stravincesse le elezioni del 2006 attraverso il Mattarellum. Renzi propose l’Italicum sicuro che avrebbe vinto le elezioni con quel sistema alla luce dei sondaggi di allora. Il ritorno del Mattarellum serve questa volta a prevenire una vittoria del M5s per le ragioni spiegate in precedenza. Il risultato é che continuiamo a cambiare legge elettorale non permettendo al sistema politico di consolidarsi.

Il Mattarellum é comunque un passo avanti rispetto al Porcellum, Italicum o Consultellum (la versione dell’Italicum dopo la probabile revisione della corte costituzionale). Prima di tutto gode di un appoggio trasversale: PD, Lega, Fratelli D’Italia e parte di Forza Italia. Anche il M5S in passato si era mostrato a favore di questo sistema elettorale. Crediamo fortemente che la legge elettorale, come la carta costituzionale, sia una delle regole di quel gioco chiamato democrazia e queste regole vanno scritte insieme. Con regole imposte a maggioranza come il Porcellum, o l’Italicum, si rischia di avere una legge elettorale diversa a ogni elezione con un sistema politico delegittimato dove avremmo sempre una parte del paese esclusa che sará libera di dire che il gioco é truccato. Un sistema democratico dove le forze politiche polemizzano non solo sulle politiche da addottare ma anche sulle regole che lo tengono insieme, é un sistema politico che rischia di essere delegittimato aumentando la distanza tra istituzioni e cittadini.

Il secondo punto a favore del Mattarellum é che il politico deve andare a caccia dei voti nel collegio a differenza delle liste bloccate del Porcellum o i capi lista dell’italicum. Nella versione originale del Mattarellum, usata agli albori della seconda Republica, la parte proporzionale prevedeva delle liste bloccate e andrebbe riformata. Parte proporzionale a parte, il sistema obbliga il politico a essere presente sul territorio e portarne avanti le sue istanze. Questo ridurebbe quella distanza tra politici e cittadini che il porcellum aveva acuito. Non si vota solamente per una una lista ma anche il lavoro e la credibilitá del candidato obbligandolo ad ascoltare e tenere in considerazione la volontá dei suoi elettori. Se non lo facesse, qualcun’altro lo farebbe conquistando il collegio. Infatti, con questo sistema politico, l’elettore tiene in considerazione non solo il partito di appartenenza ma anche la storia del politico. Questo obbligherebbe le forze politiche a candidare persone pulite e competenti. Chi mai voterebbe un Razzi qualsiasi per rappresentare il proprio collegio? Se Forza Italia presentasse Razzi, significherebbe regalare un parlamentare alle altre forze che contendono quel collegio. Il Mattarellum sarebbe salutare da questo punto di vista rendendo la democrazia un processo continuo di miglioramento perché il successo di una coalizione dipenderebbe anche dalla qualitá dei candidati presentati. Questo non significa che dal momento che adottiamo il Matarrellum la corruzione scompare e dalla prima elezione abbiamo un parlamento di gente competente. Il Mattarellum semplicemente forzerebbe le forze politiche a fare delle considerazioni diverse al momento della scelta dei propri candidati e questo, nel lungo periodo, aiuterebbe la formazione di una classe politica migliore. Questo processo sarebbe potenziato se i candidati nel singolo collegio venissero scelti attraverso delle primarie evitando candidati paracadutati dall’alto.

A differenza di quanto affermato al momento dell’introduzione del Mattarellum e di quanto comunemente creduto, il sistema non porta a una diminuzione di partiti. Il Mattarellum purtroppo porta alla formazione di coalizioni politiche non omogenee che non garantiscono la stabilitá di governo. Questa é la ragione principale della debolezza dei governi dell’Ulivo messi insieme dalla paura di restare fuori dal parlamento oltre che dall’antiberlusconismo. Il motivo é facilmente spiegabile con un piccolo esempio. Poniamo un paese con soli 5 collegi e tre partiti: A, B e C. Il partito A non ha problemi a portare a casa i collegi 1 e 2 dato che ha dalla sua parte non solo i sondaggi ma soprattutto il fatto che quei collegi sono sempre stati vinti dal quel partito nel passato (pensate al PD nei coleggi emiliani). Il partito B ha la stessa situazione di vantaggio nei collegi 3 e 4. Le elezioni si decidono nel collegio 5 dove esiste un piccolo partito regionale che non ha consensi al di fuori di questo collegio ma con il suo 8% diventa l’ago della bilancia. A e B devono vincere in quel collegio per portare a casa le elezioni e il loro consenso si equivale al 46%. L’unica maniera per vincere le elezioni é formare una coalizione con C o siglare un patto di desistenza (A o B non presenta il proprio candidato nel collegio 5 facendo confluire i propri voti su C). Il risultato finale é che C, nonostante sia minuscolo, sará in grado di portare non solo un parlamentare ma di essere decisivo nella formazione di un governo di coalizione con A o B. Allargate l’esempio dei 5 collegi all’Italia intera dove piccole liste che con il loro 2% a livello nazionale possono decidere alcuni collegi in bilico o alcune liste territoriali (pensate a Mastella in Campania) e potete capire il perché questo sistema porta a governi fragili e aiuta le scissioni all’interno dei partiti. Certo nel lungo andare i partiti eviterebbero di formare grosse coalizioni perché verrebbero puniti dagli elettori che opterebbero per coalizioni in grado di formare governi stabili ma questo non é scontato con partiti che cambiano nome continuamente e politici spesso mossi da calcoli a breve termine.

L’esempio in precedenza mostra un altro limite del Mattarellum: le questioni locali diventano questioni nazionali. Per vincere in quel collegio o per accontentare quel piccolo partito regionale si finisce a mettere in piedi micropolitiche cha fanno perdere l’indirizzo generale del paese. Pensate alla Lega e quanto abbia influenzato i governi di centrodestra con misure ad hoc mirate ad aiutare esclusivamente una parte del paese. Questa é una delle tante ragioni per cui Salvini sarebbe felice di tornare al Mattarellum.

In mancanza di meglio, il Mattarellum é un passo in avanti ma se si decidesse di adottare questo sistema, lo si deve portare avanti per almeno un paio di decenni per permettere a quei processi di automiglioramento di produrre i propri effetti. Al Mattarellum vanno aggiunte dei regolamenti parlamentari che rendano piú difficili le scissioni e magari delle modifiche per evitare i patti di desistenza in maniera da obliggare I partiti ad avere un programma commune prima di formare dei governi.

Dal nostro punto di vista riteniamo che il sistema migliore per il nostro paese rimane il doppio turno alla francese. La Francia uscita dalla quarte repubblica aveva un sistema politico frammentato con governi instabili. Il doppio turno ha permesso una riduzione dei partiti garantendo stabilitá. Il primo turno permetterebbe di valutare la forza di piccoli partiti non obbligando a grandi coalizioni al secondo turno.

Alternativamente va bane anche il proporzionale a patto di avere una lista di sbarramento seria (5%) con alleanze tra partite rese chiare prima del voto.

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Perché Renzi vuole il Mattarellum

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Nell’ultima assemblea del PD, il segretario del Partito Democratico ha rilanciato il Mattarellum come sistema elettorale da usare alle prossime politiche. Il Mattarellum e’ un sistema misto dove i ¾ dei parlamentari vengono eletti con un sistema maggioritario uninominale a turno unico (l’italia é divisa in colleggi e diventa parlamentare il candidato che in ogni singolo coleggio prende piú voti mentre i restanti candidati rimangono a casa) e il restante quarto é eletto con un sistema proporzionale a liste bloccate, con una quota di sbarramento al 4%. La quota proporzonale, nell’idea dell’attuale Presidente della Repubblica, serviva per garantire il diritto di tribuna alle formazioni politiche con un certo seguito nel paese che non vogliano allearsi o fare patti di desitenza con altre forze.

Come spiegato nel predente articolo, la ragione primaria dell’esistenza del governo Gentiloni é quella di fare una legge elettorale che serva a limitare le possibilitá del M5S di arrivare al potere da soli. Il Mattarellum si presta benissimo a questo scopo per almeno 3 ragioni:

  • La prima ragione é di natura matematica. In un sistema tripolare come il nostro (PD, M5S e Centrodestra) é praticamente impossibile per qualsiasi forza politica conquistare la metá dei parlamentari per formare un governo da soli. Con forze che si eqivalgono o quasi, ogni coalizione parte in teoria con un 30% dei seggi con il sistema maggioritario. La possibilitá del M5S di arrivare al governo da soli é ulterormente limitata dal fatto che PD e Centrodestra hanno un seguito concentrato in alcune regioni. Sará impossibile per il M5S vincere un numero sufficiente di colleggi in Toscana, Emilia, Umbria e Marche dove il PD ha un forte seguito. In Veneto, Friuli e Lombardia la parte del leone la fará l’alleanza tra Forza Italia e Lega. Per arrivare al governo il M5S dovrebbe fare man bassa dei colleggi nel resto d’Italia, cosa difficile dato che a Roma pagheranno la crisi della giunta Raggi e in altri posti dello stivale il clientelismo e la forza dei ras politici locali saranno un ostacolo per arrivare primi nei colleggi. In poche parole il Mattarellum é la legge elettorale viatico per una Große Koalition o una riedizione del Patto del Nazareno, come chiamarlo dipende dalla vostra sensibilitá politica.
  • La seconda ragione ha a che fare con la struttura dei partiti. Nonostante il calo d’iscritti, il PD rimane una macchina elettorale di tutto rispetto. Nei colleggi uninominale conta tantissimo la capacitá di portare al voto la gente soprattutto nei colleggi in bilico. Il M5S rimane una forza nata su Internet senza ancora una presenza importante sul territorio. Certo le cose per il partito di Grillo stanno cambiando da questo punto di vista ma buona parte degli elettori e militanti del M5S limitano la loro partecipazione politica sulla rete. Le elezioni si vincono sul territorio parlando anche alla gente lontana da Internet (anziani). La Lega e’ una forza radicata sul territorio e Forza Italia conta di una rete di notabili in grado di mobilitare l’elettorato all’avvicinarsi di tornate elettorali.
  • L’ultima ragione ha a che fare con la classe dirigente del partito di Grillo. Per vincere nei colleggi hai bisogno di gente conosciuta: politici nazionali esposti alla luce dei riflettori dei media o politici locali con una lunga esperienza politica (sindaci, consiglieri comunali e regionali). Quando l’elettore deve scegliete tra 3 o 4 candidati chi deve rappresentare il proprio territorio, tende a votare quello piú conosciuto in quanto genera piú fiducisa. Il M5S é deficitario da questo punto di vista. Con l’esclusione di pochi parlamentari (Di Maio, Di Battista, Fico e pochi altri), i restanti parlamentari del movimento sono dei perfetti sconociuti. Non avendo una classe politica locale con una lunga esperienza, si rischia di candidare una lunga lista di signor nessuno che pagheranno dazio davanti a politici di lungo corso.

Il Mattarelum sembra essere fatto apposta per agreggare il consenso tra le diverse forze politiche e ha le carte in tavolo per diventare la prossima legge elettorale. La minoranza PD non avrebbe nulla in contrario. I colleggi verrebbero ripartiti in maniera tale da garantire l’elezione ai leader della minoranza paracadutandoli in colleggi sicuri. La Lega sfrutterebbe il suo radicamento in una parte ristretta del paese. Forza Italia e Alfano appaiono essere contrari al momento. Forza Italia si troverebbe a fare i conti con la Lega. Con un sistema maggioritario sarebbero costretti a scendere a patti con i padani se vogliono portare dei parlamentari a Roma aumentando la forza di ricatto di Salvini. Alla fine non mi sorprenderei comunque se parte di Forza Italia appoggiasse il maggioritario soprattutto quei parlamentari che godono di un forte consenso a livello locale.   Alfano sembra essere contrario ma alla fine appoggerá la proposta: con un sistema proporzionale non ha nessuna speranza di superare la quota di sbarramento mentre con il maggioritario e attraverso un patto di desistenza con il PD, Alfano sarebbe in parlamento anche nella prossima legislatura. M5S? In passato avevano appoggiato la proposta Giachetti per tornare al Mattarellum. Oggi sembrano contrari per calcoli politici per le motivazioni date in precedenza e la loro giravolta sul Mattarellum sarebbe difficile da spiegare dopo il dietro front sull’Italicum.

Il Mattarellum é la legge che serve a questo paese? Nel prossimo articolo la nostra opinione.

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Qualche riflessione sul governo Gentiloni

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Il governo Gentiloni ricorda molto il secondo governo Amato, anch’esso terzo governo in una legislatura di centro sinistra. Gentiloni segue Renzi che aveva fatto le scarpe a Letta, cosi come Amato segui D’Alema che aveva fatto le scarpe a Prodi con la collaborazione di Bertinotti. Come il dottor Sottile, Gentiloni avrá lo scopo di tirare a campare per allontanare il piú possibile le urne aspettando un miracolo o un salvatore che possa evitare la sconfitta alle prossime elezioni e, visto che ci siamo, arrivare a settembre per il vitalizio. Oltre a trovare una soluzione alla crisi bancaria, la meno dolorosa  finanziaramente ed elettoralmente possibile (mission impossible!), l’unico vero scopo di questo governo e’ varare una nuova legge elettorale che non permetta al M5S di governare da solo, obbligandoli ad uscire dal loro purismo e a cercare un minimo di dialogo con le restanti forze politiche. 

E’un governo tattico, di piccolo cabotaggio che cercherá di fare meno danni possibili soprattutto da un punto di vista del consenso elettorale, un governo e una maggioranza con una visione di breve termine che ha come orizzonte solo e soltando il voto piuttosto che la soluzione ai vari problemi di questo paese. Facendo cosi si condannerá all’immobilismo esponendo il PD a mesi di erosione continua in un clima economico che tende al peggio.  In questa maniera diventerá lo strumento migliore per Il M5S e la destra  per rafforzare il loro peso elettorale puntando il dito verso una maggioranza che cerca di rimanere legata alla poltrona. In una clima dove domina l’antipolitica e la rabbia generata dalle difficoltá  economiche, questo governo non fará  altro che aumentare quel distacco tra elettori e politica che danneggerá non solo le forze al potere ma soprattutto la fiducia e la credibilitá delle nostre istituzioni. In tal senso, una carta che questo governo potrebbe giocarsi é il taglio dei costi della politica per disinnescare una delle armi che il M5S userá nella prossima campagna elettorale. Gentiloni si trova nella situazione ideale per farlo “Cari parlamentari del PD, molti di voi non saranno in questo parlamento nella prossima legislatura e la riduzione dei costri potrebbe aiutare qualcuno di voi ad essere rieletto”. Le condizioni per farlo ci sono, la volontá, l’impatto elettorale e gli effetti reali di una riforma del genere saranno tutti da verificare.
Un elemento interessante da notare é che una volta arrivato al potere, il maggior partito della sinistra italiano ha portato a palazzo Chigi tre personaggi che per storia e cultura hanno poco a che fare con la storia della sinistra democratica: Letta proviene dalla Democrazia Cristiana, Renzi dal Partito Popolare mentre Gentiloni e’ stato uno dei fondatori della Margherita dopo una gioventú passata nella sinistra extraparlamentare. Ulteriore dimostrazione di come la sinistra italiana sia incapace di esprimere una visione del futuro e una classe dirigente che non sia il riciclaggio di qualche extraparlamentare pentito o un democristiano tirato a nuovo.  Mancando una vera spinta riformista e un’alternativa al modello liberista, la voglia di rinnovamento e le speranze di cambiamento vengono raccolte da forze che puntano tutto sullo stravolgimento dello status quo, come se lo stravolgimento in se stesso bastasse a migliorare le cose. Queste forze aspirano sinceramente ad un cambiamento ma basano il loro consenso sulla contrapposizione netta alla classe politica attuale, non differenziando tra politico e istituzione, tra impossibilitá e scarsa volonta politica, tra mediazione necessaria in democrazia e inciucio. Questa confusione si trasforma in un rigetto totale di tutto ció che suona vagamente politico creando le basi a chi in futuro userá questo malcontento per rigettare non solo la classe politica ma la democrzia come la conosciamo. Le loro parole e le loro azioni si prestano non solo a dare voce ad un giusto malcotento ma danno corpo e alimentano gli spiriti autodistruttivi all’interno di un popolo il cui l’individualismo, il machismo e lo scarso senso della collettivitá mal si conciliano con la democrazia.
Il governo Gentiloni nato nelle stanze del potere si presta bene a questa retorica soprattutto per chi per opportunismo (tanti politici di opposizione) o per incapacitá non distinguere il piano politico da quello costituzionale. Il risultato é una serie di affermazioni e un’idea generale che abbiamo a che fare con un governo incostituzionale. Non importa se questo non regge da un punto di vista giuridico (art 92 della costituzione) l’importante é notare come questo sentimento distruttivo sia presente e venga rafforzato da questo governo. Dalle parole di Gentiloni, questo governo nasce dalla responsabilitá e dalla neccesitá di dare stabilitá alle istituzioni ma raggiungerá l’esatto opposto perché ció che da stabilitá alle istituzioni non dipende dal numero di parlamentari di una maggioranza ma dal rispetto che esse godono agli occhi dei cittadini. Che rispetto possono avere oggi il parlamento e un governo composto da persone di basso profilo tenuto insieme solo dalla volontá di tardare il momento del voto?
Per queste ragioni, quello di  Gentiloni é un governo pezza:  una pezza per arrivare a fine legislatura, una pezza tra renzismo e partito, una pezza per nascondere i limiti di un’azione politica che non e’ andato oltre ai proclami e alla creazione del personaggio Renzi. Questa pezza fatta di belle parole e di un vuoto senso di responsabilitá sará solo in grado di rendere il buco piú grande. Un buco fatto di frustrazione, sfiducia nelle istituizioni e disaffezione nei confronti della politica e nella democrazia.  Il problema é cosa passerá da quel buco.
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Renzi e il PD sconfitti dal Renzismo

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Dopo le elezioni europee dove Renzi aveva preso il 40% avevamo affermato che  non si poteva accontentare di rimanere a galleggiare. La gente vedeva in lui il cambiamento e lo pretendeva. Questo lo avrebbe obbligato a cercare un legame diretto con gli elettori mettendo a rischio l’unitá del PD. Nei mille giorni a palazzo Chigi, Renzi non ha fatto altro che cercare questo legame diretto, scavalcando il suo partito. Ha cercato di rafforzare la sua posizione nel paese attravero la narrazione di un paese che cambiava nonostante i gufi. La riforma costituzionale non era una delle prioritá che la gente chiedeva ma la sua modifica, dove in tanti avevano fallito, sarebbe stata un’altra dimostrazione della sua capacitá di cambiare il paese. Una riforma piú utile alla sua immagine di riformatore che al paese. Si e’ buttato in questa avventura sicuro di portare a casa una facile vittoria  puntando sulla stanchezza degli italiani verso una politica immobile. Il referendum sarebbe dovuto essere un’altra tappa di legimittazione della sua leadership e il rafforzamento dell’idea che il paese fosse in movimento grazie a lui. Prima di pentirsene, ha cercato di personalizzare il referendum chiedendo un voto su di lui (votate Si altrimenti mi dimetto) come per sigillare e rendere un tutt’uno il cambiamento con la sua presenza a Palazzo Chigi.
 La troppa fretta, l’auto illusione di essere un cavallo di razza, l’arroganza mostrata nei confronti di chi la pensa diversamente da lui, e tutto quello che compone il lato oscuro del renzismo lo hanno tradito non lasciandogli vedere quello che stava accadendo. Il suo ottimismo mal si conciliava con le difficoltá quotidiane che l’Italia affrontava e alla fine la sua visione felice del paese e’ risultata quasi offensiva. La gente non ha votato per difendere la costituzione ma semplicemnete per mostrare la rabbia nei confronti di un cambiamento che appariva solo sulle testate dei giornali e nei TG ma non nel loro quotidiano e nelle loro tasche.
Chiamatelo voto di pancia, chiamatela anti politica, chiamatela come volete ma il renzismo non si é trasformato in risposta politica al populismo e alla sfiducia degli italiani verso il sistema politico. La sua rottamazione si é trasformata presto in conservazione del potere accettando come amici di viaggio prima Alfano e poi Verdini. La sua vicinanza a De Luca, nessun serio tentativo di ridurre i costi della politica, la vicinanza agli ambienti della finanza hanno reso presto Renzi un’altro rappresentante di quel potere che gli Italiani vogliono rovesciare senza sapere bene cosa fare dopo. La riforma della costituzione era si un principio di cambiamento ma era diventata presto la merce di scambio di un sistema che vendeva un piccolo cambiamento in cambio del mantenimento dello status quo. Lo scambio non ha convinto gli Italiani che hanno presferito rigettare la riforma pur di cambiare quel sistema di potere che offriva il cambiamento.

Passato l’effeto della novitá, il renzismo é diventato presto sinonimo di vecchia politica che vendeva ottimismo e riforme senza un reale effetto nella vita degli italiani. Renzi ha cercato di apparire nuovo sottraendosi ai vecchi riti di partito rimunciando al tentativo di compromesso e andando allo scontro con la sinistra del PD. Quello scontro gli serviva per dimostrare quando lui fosse nuovo in contrasto non solo ai D’Alema e ai Bersani ma soprattutto in contrasto con il proprio partito dove partito fa sinonimo con malapolitica, corruzione e causa di tutti i mali nel cuore e nella ente di tanti italiani. Il referendum doveva essere una tappa importante del renzismo dove il PD sarebbe stato ridotto all’impotenza davanti al legame diretto tra Renzi e italiani che sarebbe stato saldato dalla vittoria del Sí. La vittoria al referendum avrebbe rafforzato ancora di piú quell’indentificazione tra Renzi e PD costrigendo all’irrelevanza politica chi all’interno del partito non si piegava al renzismo. Il no alla riforma Boschi era da parte di molti all’interno del PD non tanto il tentativo  di riprendersi il partito ma soprattutto di evitare la fine dell’ultimo partito di massa in Italia che si sarebbe trasformato in un altro partito personale dove la propria fortuna e soppravivenza dipendono dalle sorti del leader. In poche parole volevano evitare quello che Berlusconi e’stato per Forza Italia.Il contrasto era tra due visioni. Da una parte il Renzismo che si rifá ad una concenzione leaderistica della politica dove il partito é a servizio del leader, e dall’altra la vecchia concenzione dove il partito viene prima del leader e questo e’ soltando un funzionario. Da una parte il tentivo ulteriore di personalizzare la politica, dall’altro la resistenza e l’attaccamentoa vecchi schemi che sono un ostacolo a quella personalizzazione.

Cosa accadrá ora? Molto dipendenderá da come Renzi interpreterá quel 40% e dalla capacitá o meno della minoranza del PD di riportare Renzi al ruolo di funzionario. Renzi vorrá andare al voto subito evitando di essere logorato puntando a quel 40% che lui ritiene “suo”. Se non riuscirá a portare il paese al voto,  vorrá dire il partito ha avuto la meglio sul leader. In questo caso Renzi fará anche un passo indietro come segretario del PD, lascerá il PD logorarsi mandandolo alla sconfitta elettorale nel 2018. Un PD sconfitto sará pronto per essere fagocitato dal partito della Leopolda sancendo la fine dell’ultimo partito di massa italiano.
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