Archive | April 2015

Perché non ti porti un immigrato a casa?

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“Perché non ti porti un immigrato a casa?” E’ stata questa la risposta di Salvini a Morandi che ricordava quello che è stata l’emigrazione italiana ad un paese con la memoria corta . E’ la stessa risposta che spesso ricevono tutti coloro che ricordano il dovere del nostro paese di dare asilo ai perseguitati e di trattare umanamente tutti coloro che sbarcano sulle nostre coste (se ci arrivano) spinti dalla fame e dal desiderio di una vita migliore, senza che questo significhi  aprire le frontiere a tutti come spesso viene grossolanamente inteso il dovere dell’accoglienza.

La frase nasconde una delle tante sfaccettature dell’antipolitica che sta inquinando la democrazia in Italia; un tentativo di spostate nella sfera privata un argomento di interesse pubblico nel tentativo di sfuggire a un dibattito razionale continuando a raccattare voti sfruttando l’emotività e l’istinto a chiudersi di un popolo che si sta impoverendo e pensa di risolvere la crisi trovando nel diverso la causa dei propri mali.

Perché allora chi parla di disoccupazione non si porta un disoccupato a casa? Perché non si chiede a chi a cura il sistema sanitario nazionale di dare un proprio letto a un malato? Per avere il diritto di discutere di legalità o della condizione delle carceri, bisogna portarsi un ergastolano a casa e richiuderlo in cantina? Tutti questi temi sono sfide a cui lo stato deve trovare una soluzione e non si può chiedere di più alla singola persona che già paga le tasse destinate in teoria ad affrontare questi problemi. Lo stesso vale per l’immigrazione, è un problema che riguarda tutto il sistema paese a cui la classe dirigente deve dare una soluzione e non lavarsi le mani avendo la pretesa che debba essere risolto da chi ha una sensibilità maggiore su questa tematica.

Come cittadini abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione su come la politica affronta i problemi del paese, anche se non siamo personalmente toccati dal problema.  Abbiamo il diritto/dovere di influenzare le scelte politiche anche se quelle scelte non ci riguardano direttamente perché’ viviamo in una comunità di persone e abbiamo un senso di responsabilità verso il resto del gruppo a cui apparteniamo. Abbiamo il diritto di dire la nostra  su come il nostro vivere comune va modellato e di esprimere il nostro  pensiero riguardo il tipo di paese in cui vogliamo vivere.

Per questo motivo la domanda di Salvini non è solo antipolitica ma la negazione del senso di appartenenza ad una comunità più grande. E’ lo stesso spirito alla base dell’omertà o del “fatti i cazzi tuoi” tanto in voga non solo in politica ma nella vita di tutti i giorni. Un altro esempio di come le nostre società stiano perdendo il senso di solidarietà trasformandosi in una collezione di individui slegati che si ritirano dalla  politica per tornarci solo quando i propri interessi sono toccati.

Credo sia arrivato il momento che i politici alla Salvini si ricordino che il loro ruolo non si limita solamente a cercare consenso come se la democrazia fosse un grosso reality tanto di moda ai nostri giorni.  Sono infatti chiamati, non solo a trovare soluzioni, ma anche a svolgere un ruolo guida all’interno del paese, elevando il dibattito politico per rispetto nei confronti  degli elettori che meritano molto di più di clown capaci solo di frasi ad effetto e azioni eclatanti.

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