Trump é anche figlio di Obama

Donald Trump

Le ragioni di successo di un politico sono sempre molteplici. Le vittorie elettorali sono come oceani che ricevono acqua da infiniti fiumi. Abbiamo giá analizzato le tante ragioni dell’ascesa politica del miliardario americano ma uno di questi fiumi, che ha creato involontariamente l’oceano Trump, si chiama Obama. Non parlo solo del risentimento di quell’america bianca che non ha mai accettato un presidente nero. Il fenomeno Trump nasce da quel “Yes ,we can”. Quel motto e le speranze create da Obama hanno illuso gli americani e rafforzato l’idea che la realtá é la diretta conseguenza delle decisioni del potere politico. Quello slogan ha fatto credere che i nostri problemi e la tristezza del presente siano figli semplicemente della volontá di chi é al potere. Basta mettere al potere la persona giusta e tutto si aggiusta. La politica ha in se la capacitá di cambiare le cose ma questa visione non tiene in considerazione tutta una serie di fattori che ostacolano e limitano il potere politico.

Il potere politico non é mai fortunatamente libero di fare quello che vuole e cambiare le cose a suo piacimento perché deve fare i conti con altri fattori (dall’economia ad un congresso a maggioranza republicano, dalle decisioni di altri paesi ai gruppi di interessi organizzati). Promettere o vendere una visione non é mai difficile, il problema é realizzare questi sogni anche se si é mossi da buone intenzioni. Il presente é il frutto di tante forze che interagiscono e che magari traggono vantaggio dalla situazione attuale e che apertamente, o dietro le quinte, si opporanno al cambiamento rendendolo piú difficile.

Obama ha rimesso in piedi l’economia americana, ha ridato lavoro a tanti americani, ha assicurato la copertura sanitaria ma non é stato abastanza. “It is economy, stupid” non é stato abbastanza perché quello che é stato fatto non é all’altezza delle premesse e del sogno venduto ovvero del “Yes, we can”. Trump nella campagna elettorale non ha fatto altro che dire quanto sia bravo in tutto, ponendosi come la persona che cambia la realtá regalando la prosperitá a tutti. Gli é bastato apparire diverso e lontano da chi é giá andato al potere per vincere le elezioni (coleggi elettorali a parte).  Anche lui deluderá perché quel sogno é irrealizzabile. Se vogliamo salvare la democrazia dal ciclo promesse/delusione,  dobbiamo fare i conti con le nostre aspettative e renderci conto che le risorse non sono infinite eil nostro pianeta é al collasso e la felicitá non dipende solo dalle ricchezze materiali.

Un cambiamento duraturo puó avvenire soltanto tramite il cambiamento della cultura dominante. Purtroppo questo richiede tempo che i politici non hanno a disposizione. La politica si é trasformata in marketing con un orizzonte politico che non va oltre le prossime elezioni. Purtroppo in una societá che ragiona solo di pancia, i cambiamenti sono prodotti in situazioni critiche quando le alternative si sono esaurite. Questo è il caso del riscaldamento globale sperando che quando il cambio sarà l’unica alternativa non sia troppo tardi.

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One response to “Trump é anche figlio di Obama”

  1. Daniele says :

    Bella riflessione, di cui condivido i punti salienti. Mi permetto un’aggiunta e una radicalizzazione. L’aggiunta: a tutti gli elementi che citi, quelli che rendono la politica indipendente dalla sola azione del presidente o primo ministro di turno, mi permetterei di suggerire anche la storia. Storia intesa come flusso di eventi con cause ed effetti temporalmente difficili – se non impossibili- da connettere. Ritengo che in politica, la storia si riassuma come il flusso delle conseguenze/eventi inevitabili causate dalle azioni piu’ o meno necessarie di coloro che erano nella medesima posizione durante il precedente mandato, se non quello prima…o prima ancora! A chi s’interessa di geopolitica, questa teoria di una corrente sovrastorica e’ ben nota. La radicalizzazione: il cambiamento culturale cui accenni fa riferimento ad un’espressione cara agli obiettori della crescita, quella di decolonizzazione dell’immaginario. Con la parola immaginario s’intende l’insieme dei riferimenti – consci o meno – socio-culturali che plasmano l’orizzonte nel quale si attuano le decisioni quotidiane dell’uomo, inteso sia come individuo che come partecipe di una comunita’. Questi valori possono essere ricondotti ad un’unica espressione: mercificazione della vita. La vita nel suo insieme e’ diventata oggi, prodotto di consumo industriale, quindi sprecabile, rimpiazzabile e soprattutto quantificabile in termini di denaro. Questo immaginario ci ha colonizzato, nel senso che ci ha vinti, diventando l’unico immaginario concepito e percepito come possibile. Al di fuori dei valori imposti dal circolo capitalismo e finanza, non sembra esserci nulla, solo la paura dell’ignoto. E’ qui che interviene la decolonizzazione, ossia il cambiamento come demar-(keting)-chetizzazione. Il messaggio: smettiamola di essere strumenti di consumo per l’arricchimento di pochi e ritorniamo ad essere uomini per il benessere di tutti.

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