La necessitá del politicamente corretto

Salvinix372

Salvini ancora una volta ha trovato l’occasione di far parlare di se e non certo per le sue proposte politiche. La bombola gonfiabile è stato solamente l’ultimo colpo di teatro sessista di una politica che non conosce più il limite della decenza. Tutto diventa lecito per denigrare gli avversari politici e per conquistare  voti. La decenza e l’autocontrollo spesso vengono etichettate con un certo fastidio come politicamente corretto. Politici, comici, giornalisti e gente comune ritiene il politicamente corretto una specie di gabbia che imprigiona le persone e il libero pensiero. Una finzione che ostacola la libertà di pensiero e non permette di esprimere quello che si pensa veramente. Il politically correct contribuirebbe dunque a creare una rappresentazione finta della realtà, il vestito di un mondo bugiardo che imbavaglia la gente comune non permettendogli di trovare rappresentanza.

Se intellettuali e comici sono chiamati in qualche maniera a scavalcare i limiti del politically correct  in modo tale da impedire  che la gabbia non diventi troppo stretta, questo vale meno per i politici. La democrazia è fatta di regole scritte e non, il politicamente corretto fa parte delle regole non scritte che permettono il rispetto tra le parti e pone un freno al deterioramento del dibattito politico. Negli ultimi anni, con la crisi dei partiti e la conseguente personalizzazione della politica, i politici hanno cercato di creare un legame diretto con la gente. Per far ciò è necessario apparire come la gente  comune, abbandonando quel rigore che il ruolo richiede. Gli elettori non votano soltanto in base a ideologie o in maniera razionale ma danno il proprio consenso a chi ritengono simile a loro. Da qui i classici “uno di noi”, “non il solito politico”, “dice quello che va detto” etc. Rompendo il politically correct, il politico di turno cerca di sembrare il più  possibile vicino agli elettori. Con la scuola pubblica in decadenza, una TV spazzatura che modella le menti, un dibattito politico animato da rabbia e paura, il tentativo di apparire come gli elettori ha innescato una corsa verso il basso all’interno di una  politica ridotta a intrattenimento. Il politico diventa simile alla gente comune non solo negli atteggiamenti ma anche nel modo di esprimersi e nei pensieri. I populisti sono stati i primi ad approfittarne, hanno perforato questo limite verso il basso per apparire diversi dai politici tradizionali ma in quel buco si sono buttati tutti pur di inseguire gli elettori. Con buona parte della stampa felice di questa liberazione dal politically correct, non e’ rimasto nessuno a sanzionare e ad arginare questo impoverimento dove chi la fa o la dice più forte vince.

La salute di una democrazia dipende anche dalla qualità’ del dibattito politico e la volgarità, l’ offesa, gli attacchi verso le minoranze e il ritenere che tutto sia concesso lo ha deteriorato fortemente avendo conseguenze anche nella vita reale. A farne le spese sono soprattutto le minoranze perché nel momento in cui un politico inizia ad usare certe frasi ed espressioni in qualche maniera legittima gli elettori a fare lo stesso. Non a caso l’avvocato di Amedeo Mancini, abbia detto  per giustificare il proprio assistito “Scimmia? E’ una parola che dicono i politici. Per questo poi i ragazzi la usano”. Se le parole sono importanti, dette da un politico lo sono il doppio e il dibattito sul Brexit o le parole usate da Trump dimostrano come il rompere il politicamente corretto (per quanto oppressivo sia) non inquina soltanto il dibattito politico ma anche la vita di tutti i giorni.

Il compito di un politico non si  può limitare al solo vincere le elezioni ma anche a governate ovvero gestire il presente per migliorare il futuro. Che futuro può avere un paese e la sua democrazia se chi e’ chiamato ad avere un ruolo guida invece di guardare verso l’alto ritiene normale sguazzare nel fango pur di arrivare al potere?  Seppur finto e  oppressivo,   il politically correct pone un limite alla discesa verso il basso e la volgarizzazione.  Se viviamo in una società sempre più arrabbiata, volgare  e intollerante verso il prossimo è anche perché la politica ha sdoganato tutto questo e reso in qualche maniera legittimo. Il politicamente corretto rimane una forzatura, una recita, spesso uno scandalizzarsi ipocrita ma tutto questo rimane pur sempre un male minore davanti ad una politica spazzatura.

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One response to “La necessitá del politicamente corretto”

  1. Daniele Simioni says :

    Caro Nunzio, bella ed importante riflessione. Cornelius Castoriadis, intellettuale di cui di invito a frequentare il pensiero – se ancora non l’avessi fatto-, diceva , e la prendo un po’ lunga, che l’ostacolo alla partecipazione politica da parte del popolo, risiede nel fatto che essa al giorno d’oggi viene percepita come scienza, quindi avente leggi e canoni che se non si conoscono ne impediscono la partecipazione. Tutto questo, Castoriadis diceva, e’ falso, in quanto la politica non e’ scienza ma scambio di opinioni e lo e’ sempre stata. Il problema, come tu rilevi, sta in due tipi d’incapacita’ interconnesse tra loro: quella di argomentare queste opinioni in maniera tale da favorire lo scambio, ma soprattutto quella di comprendere opinioni e strutture logiche complesse. Le opinioni sono diventate un rigurgito di 180 caratteri, uno slogan pubblicitario, un’offesa: non sono piu’ sostanziate da frasi di senso compiuto, che possano avere la dignita’ di essere chiamate tali, strutturate secondo una logica pertinente. Ecco quindi l’abbandono del “politically correct”. La questione allora diventa: dov’e’ l’origine di tutto cio’? Giustamente tu fai menzione del degrado dell’educaione scolastica e della Tv anestetizzante. Castoriadis puntava anch’esso il dito contro un sistema scolastico incapace, questo gia’ negli anni ottanta, di formare individui che abbiano capacita’ di discussione e dibattito in un contesto di sentita responsabilita’ civica. A questo, nel nuovo secolo, aggiungo io, va ad aggiungersi il disarmante ed irrefrenabile pro-re-gresso tecnologico, che ha reso la situazione ancora piu’ drammatica. Al contesto sociale umano, necessario a favorire uno scambio, quindi un dialogo, quindi delle opinioni, e’ stato sostituito un contesto uomo-schermo. In questa dinamica l’atrofizzazione della nostra capacita’ di argomentare si fa ancora piu’ acuta. Conclusione: senza saper esprimere le proprie opinioni e saper ascoltare quelle altrui criticamente non ci puo’ essere vera democrazia, intesa come partecipazione attiva del demos alla gestione e creazione della cosa pubblica.

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