Democrazie contro

Grecia

Per quanto sia stato contento della vittoria di Tsipras, e per quanto ritengo necessario finire le politiche di austerity prima possibile, per me il referendum di oggi rimane una mina per il futuro non solo dell’Europa ma anche della democrazia come la conosciamo noi oggi. Credo che questo referendum possa rappresentare il primo passo verso un’Europa divisa e verso democrazie più autoritarie animate da un populismo esasperato.

La Grecia ha votato contro l’austerity ma ha soprattutto votato contro il piano dei creditori. Ora Tsipras forte della volontà del popolo greco tornerà al tavolo delle trattative mettendo sulla bilancia il chiaro voto elettorale che va rispettato. Spero che abbia fatto bene i suoi conti ma sinceramente credo che purtroppo troverà le porte chiuse davanti. Anche la Merkel e’ espressione della volontà democratica del popolo tedesco, volontà che va rispettata quanto quella greca. La cancelliera sa bene che qualsiasi accordo con il governo greco deve passare dalla forche caudine del Budenstag (parlamento tedesco). In altre parole anche il popolo tedesco attraverso i propri rappresentanti dovrà dare il proprio consenso a qualsiasi accordo. Difficilmente il parlamento tedesco approverà un piano annacquato soprattutto se il piano prevederà uno sconto sul debito greco, ovvero una perdita da parte dei contribuenti tedeschi.

Per questo motivo sia Hollande che la Merkel hanno pochissimo spazio di manovra e a rimetterci sara’ l’idea di un europa democratica e più giusta. Se si lascerà andare la Grecia alla bancarotta e fuori dall’Euro, sara’ la sconfitta dell’idea di un Europa solidale e la dimostrazione evidente che nonostante tutti questi anni di collaborazione i popoli europei sono animati da egoismi nazionali rimettendo indietro le lancette dell’orologio del continente a un epoca di divisione che ha portato nulla di buona al vecchio continente. L’Euro e il processo di unificazione europeo non apparirebbero più’ irreversibile rischiando di travolgere con se le maggiori forze costituzionali europee che in quel progetto dicono di aderire con il rischio che ne consegue per le singole democrazie. Se si approverà un piano generoso nei confronti dei greci, le forze populiste avranno vita facile nell’accusare i propri governi di buttare al macero i soldi dei contribuenti e a rappresentare l’Europa come una mangiatrice di tasse. Popoli e democrazie contro, tutto il contrario di quello per cui l’Europa era nata, tradita dalle politiche di austerità.

Quello che vedo e’ si la sacrosanta volontà del popolo greco di porre un fine a questa assurdità economica dell’austerity ma non posso ignorare di vedere il fallimento della politica. Da parte greca, andare ad un referendum a democraticità limitata, ha segnato la sconfitta della democrazia rappresentativa che ha preferito portare al voto una questione tecnica e per nulla chiara per sfuggire alle proprie responsabilità. Da parte Europea invece si e’ trasferito il debito dalle banche ai propri contribuenti senza il coraggio di spiegare quello che si e’ fatto e il perché di tutto ciò, ignorando gli errori commessi che hanno stroncato l’economia greca, semplificando il tutto facendo passare l’idea che si tratta di un popolo che non vuole pagare i propri debiti.

Sconfitta della politica perché ci troviamo di fronte all’incapacità’ non solo di mettere in piedi una politica diversa dall’austerity ma soprattutto di cambiare la cultura dominante fatta di egoismo e ed edonismo sfrenato. Se non si cambia la cultura dominante, difficilmente si possono cambiare le politiche. La vittoria del No (il SI non avrebbe portato a risultati migliori) e il comportamento dei governi europei, incapaci di prendere le giuste misure per la paura di perdere consensi,  rischia di animare questi egoismi.

In Grecia ha vinto il NO, ma chi rischia di perdere veramente e’ la democrazia in Europa in un vuoto politico da far paura. Allacciamo le cinture perche’ nei prossimi mesi ci tocchera’ ballare in questo vuoto che verra’ riempito con la retorica nazionalista.

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