Il giorno della memoria e il pericolo dell’indifferenza

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Nel giorno del ricordo delle vittime dell’olocausto, come al solito sui social network si assiste ai soliti commenti che tendono a banalizzare il significato di questa giornata. Invece di riflettere sulla natura umana, di come il male possa inquinare e guidare gli uomini affinché’ il passato non ritorni, la giornata viene vanificata con una serie di distinguo. Da una parte c’è chi mescola la questione palestinese con la shoah, come se il dolore di oggi autorizzasse a far dimenticare il dolore di ieri, mentre altri tendono a sminuire l’importanza della giornata affermando che tutti gli olocausti andrebbero ricordati e non solo uno.

Partiamo dall’accostamento della shoah alla tragedia palestinese che trovo odioso per la sua strumentalizzazione oltre al fatto di essere francamente stupido soprattutto per il pericolo che questo modo di ragionare nasconde. Lo trovo preoccupante perché dimostra un’indifferenza nei confronti del dolore e mette al centro non l’essere umano e il suo valore come tale ma l’appartenenza ad un gruppo etnico o religioso.

La maniera con cui affrontare il tema dovrebbe essere basato sui diritti umani che sono universali e appartengono a tutti non importa il credo religioso, nazionalità o colore della pelle. Bisogna essere dalla parte di chi vede i propri diritti negati senza guardare la nazionalità di carnefici e vittime. Minimizzare quello che è successo nel passato alla luce del presente, partendo dall’appartenenza a un gruppo o all’altro e non dalla sofferenza di chi vede i propri diritti negati, è il riflesso perverso della stessa logica di chi perseguita altri esseri umani perché’ ritenuti diversi. Chi banalizza questa giornata, pensando di far causa comune con il popolo palestinese, non si accorge di danneggiare il processo di pace e il futuro degli stessi palestinesi perché contribuisce a rafforzare la spirale di odio alimentata dagli estremisti di entrambe le fazioni. Queste fazioni rispondono alla logica per cui un individuo ha valore e ha diritti solo se appartiene alla proprio comunità, altrimenti è da considerarsi come un nemico negando la logica universale dei diritti umani:

“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.” Art 2 della dichiarazione universale dei diritti umani.

La negazione di quest’universalità è alla base di tutti gli olocausti, di tutte le persecuzioni e di tutte le oppressioni inclusa quella vissuta nei territori occupati. Usare la questione palestinese per ignorare o sminuire la giornata è pericoloso perché risponde ad una logica di contrapposizione dei popoli. Tra le linee di questa contrapposizione i diritti umani scompaiono schiacciati dalle rivendicazioni politiche e dalla strumentalizzazione della storia che risponde più a logiche di potere che al servizio dei popoli. Se vogliamo dare una speranza al processo di pace nel Medio Oriente bisogna promuovere l’universalità dei diritti e fuggire lontano da dibattiti che tendono a contrapporre i popoli.

L’opinione che andrebbero ricordati tutti gli olocausti mi potrebbe anche trovarmi d’accordo proprio alla luce dell’universalità dei diritti umani, anche se non si può ignorare l’unicità della shoah per la sua sistematicità.  Anche se l’idea che tutti gli olocausti vadano ricordati ha un suo fondamento, questo non può comunque essere usato come pretesto per ignorare il giorno in cui si ricorda la shoah. Il risultato della logica “o tutti o nessuno” sarebbe l’indifferenza: l’offesa peggiore che si possa fare non solo a chi ha sofferto terribilmente la persecuzione nazista, ma anche nei confronti di tutti coloro sono morti per mano diversa.

La giornata di oggi ha senso se si squarcia il velo di indifferenza che accompagna spesso le nostre vite. In una società profondamente edonista come la nostra, risulta spesso difficile immedesimarsi nella sofferenza degli altri soprattutto se ritenuti diversi e lontani. Viviamo questa giornata come vogliamo ma usiamola per rompere questa indifferenza per ricordarci che apparteniamo tutti alla stessa razza.

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