La speranza greca e il futuro della democrazia in Europa

Grecia

La vittoria di Syriza in Grecia rappresenta una speranza non soltanto per la Grecia e il suo popolo stremato dalla crisi ma anche un’opportunità per la democraticità delle istituzioni europee e per la democrazia in generale. Negli ultimi anni abbiamo vissuto un appiattimento del dibattito politico dominato dalle forze dell’austerità che hanno imposto la loro agenda politica fatta di tagli allo stato sociale e agli investimenti pubblici con effetti negativi sull’occupazione e un generale impoverimento dei ceti medio-bassi. Qualsiasi altra proposta è stata marginalizzata e resa quasi incostituzionale, basta vedere la nostra riforma costituzionale che ha imposto il pareggio di bilancio.

Una democrazia non esiste se il dibattito è animato da campane che intonano la stessa musica. La democrazia si rafforza dal confronto di idee diverse che aprono la strada a scelte diverse. Negli ultimi anni democrazia e Europa sono diventati quasi sinonimi di austerità.  Nel momento in cui nessuna forza politica (soprattutto a sinistra) è stata in grado di portare avanti un’agenda diversa, a tanti giovani e alle vittime della crisi, la lotta per un futuro migliore è passata per l’opposizione all’Europa e ai valori democratici. Se nessuno nell’arena democratica e all’interno delle istituzioni europee si fa voce di istanze diverse, risulta naturale pensare che la lotta alle politiche liberiste è  tutt’uno con l’opposizione all’Europa e alle istituzioni democratiche. Basti pensare alle minacce di buttar fuori la Grecia dall’Europa nel caso in cui il governo di Atene attuasse politiche diverse. In questa maniera si rafforzano solamente movimenti e forze di estrema destra in tutto il continente: dalla lega all’UKIP, da Alba Dorata al Front National. Il grado di estremismo è  diverso ma tutte queste forze hanno in comune l’opposizione all’Europa e auspicano una svolta autoritaria della democrazia.

Syriza può finalmente rompere questa sovrapposizione tra democrazia e politiche di austerità e dare un’alternativa al continente. Solo in questa maniera la democrazia può tornare a essere un’arena neutra per il confronto tra proposte diverse e non il grimaldello per imporre politiche a senso unico. Solo tingendo il futuro di speranza, si evita lo sfaldamento delle nostre società e i valori di libertà e uguaglianza possono funzionare in pieno. Nessuna democrazia può funzionare con un ceto medio che si restringe e i ceti bassi condannati alla precarietà. Questa non è soltanto una lotta per dare una condizione migliore agli Europei, questa è una lotta per difendere la democrazia e i valori universali ad essa associati.

Il cammino avanti non sarà facile per diverse ragioni. Non dimentichiamoci che Syriza è una collezione di correnti con il costante rischio di frantumarsi al momento di prendere le decisioni… vecchio vizio di sinistra non importa il paese. Inoltre la Grecia è un piccolo paese in termini di popolazione e di PIL e da sola non sarà in grado di cambiare l’Europa se non trova sostegno in altri governi e forze politiche nel resto del continente. La sfida più grande sarà comunque quella di cambiare il paese all’interno di regole troppo rigide, auto-inflitte dalle istituzioni europee e in opposizione alle forze del mercato.

La speranza è  che questa vittoria sia comunque un inizio di una discussione seria sul futuro non solo della moneta unica ma anche su quale progetto di Europa aspiriamo. Molto dipenderà dalla reazione tedesca e dei falchi dell’austerità. Se alle istanze greche venisse posta la sola alternativa dell’uscita della Grecia dall’Euro , sarebbe un’ulteriore conferma del sinonimo Europa/ austerità. Il muro contro muro tra le aspirazioni greche e l’ortodossia economica di Francoforte senza una soluzione di compromesso sarebbe un duro colpo non solo ad un Europa solidale ma anche all’idea di democrazia. Non ci può essere democrazia dove delle idee non hanno diritto di rappresentanza e c’è liberta di discutere una sola alternativa. Questo non solo sarebbe un regalo alle forse reazionarie del continente, cui sarà ancora più facile usare Europa e crisi come sinonimi, ma anche per tanti sinceri democratici impegnati a costruire un’Europa diversa: davanti ad un’Europa ridotta a camicia di forza a misura dei falchi del liberismo, la distruzione dell’Europa apparirà come unica possibilità per dare un significato alla democrazia.

Per questo motivo il futuro della Grecia è il futuro dell’Europa. Se Tsipras fallirà e con lui la possibilità di proporre un’Europa diversa, il nostro continente sarebbe esposto a una svolta a destra che rischia di travolgere con sé non soltanto le istituzioni Europee ma anche la democrazia come la conosciamo oggi.

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