La guerra all’oscurantismo e i giovani musulmani

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E’ triste vedere come quello che sta accadendo in Francia sia strumentalizzato da gruppi politici e religiosi per chiedere una limitazione della libertà’ di culto per l’Islam e  rafforzare l’idea che al cattolicesimo sia riconosciuto un trattamento di favore (come se non lo avesse già’). Il consiglio regionale lombardo sta per esempio pensando di approvare una legge anti moschee entro la fine del mese, in netto contrasto con l’articolo tre della nostra costituzione che sancisce la liberta di culto.

Tra islamici che gridano alla guerra santa e i Ferrara di turno che speculano politicamente chiamando alla guerra c’è poca differenza al netto dell’uso delle armi, perché’ alla base hanno in comune il rigetto di secoli di lotte in Europa per far emerger i valori di tolleranza, democrazia e laicità. Si prendono esempi dalla vastità della realtà per dare una immagine di una guerra di religione che non esiste a mio avviso.

L’idea che si vuole dare è che l’Islam sia un blocco unitario fatto di fanatismo. Esistono estremisti e vanno combattuti, ma ci sono islamici che non hanno nulla a che spartire con questa gente, come Ahmed il poliziotto ammazzato per difendere i vignettisti che viene spesso dimenticato perché mal si concilia con il clima di paura e di guerra che si vuole creare. Nel variegato mondo islamico (che va oltre la classica differenza tra sunniti e Sciiti) vi è una componente che sta cercando di emergere e creare un ponte tra valori occidentali e Islam. La primavera araba, almeno all’inizio, era stata portata avanti anche da studenti e borghesia delle città avendo in mente l’occidente e i suoi valori come modello. Nei paesi tormentati dalle guerre civili, gli estremisti fanno fuori anche intellettuali islamici moderati di questo tipo.

Per questa ragione non si può relegare la lotta al terrorismo a semplice ordine pubblico senza fare la distinzione tra estremisti e semplici credenti. Il muro contro muro sarebbe il più grande aiuto che potremmo dare all’Islam radicale dando forza alle loro tesi di un Islam sotto assedio dalle forze del satana occidentale. Le giovani generazioni dell’Africa settentrionale e dei paesi arabi, spesso delusi dai pochi risultati ottenuti durante la primavera araba, sono in bilico tra estremismo e valori occidentali. Non possiamo permettere che scivolino lentamente nella sfera d’influenza di gente assettata di sangue nel nome di Dio.

Bisogna ridare speranza ai tanti giovani musulmani affinché’ riescano a portare l’Islam nella modernità conciliando le libertà individuali con la religione. Il terrorismo si batte cambiando il contesto culturale in cui sguazza, altrimenti i terroristi si muoveranno facilmente “come pesci nell’acqua” . Il contesto culturale non deve essere soltanto cambiato in qualche lontano paese arabo ma anche nelle nostre periferie. Non dimentichiamoci, infatti, che gli attentatori erano nati in Francia e bisognerebbe anche iniziare a domandarci perché le nuove generazioni figli d’immigrati  siano più violente ed estremiste di quelle dei loro genitori.

Le pseudo-dichiarazioni di guerra dei leader estremisti europei sono un contributo alla radicalizzazione di tanti giovani islamici. Nelle periferie delle grandi città, dove la speranza è uccisa quotidianamente dalle ostinate politiche di austerità, dichiarazioni come queste, fanno passare l’idea che la politica si occupi solo di punire gli islamici e che le libertà tanto proclamate sulla carta non si applichino ai figli d’immigrati e a chi professa una religione diversa da quella della maggioranza.

I media hanno una grossa responsabilità nell’evitare la radicalizzazione delle masse poiché essi sono i filtri con cui le persone interpretano la loro realtà. Il diritto alla libertà di espressione è intoccabile, ma come per ogni libertà essa deve essere accompagnata da un senso di responsabilità affinché la libertà di cui godiamo non danneggi altre persone. Nessuno può porre un limite alla satira ne’ si può rispondere con la violenza alla stessa, ma chi fa satira deve essere cosciente che il proprio lavoro può essere strumentalizzato dai fondamentalisti religiosi per radicalizzare anche i più moderati.

Spero che man mano l’onda emotiva a seguito dei morti di Charles Hebdo si faccia più’ tenue, il clima si raffreddi  e si affronti il problema per quello che è .  Quello in cui ci troviamo, non è la guerra tra Islam e occidente, ma è la stessa fottutissima guerra che si combatte da secoli: da una parte la razionalità e le idee di libertà, uguaglianza e democrazia; dall’altra parte l’oscurantismo che svuota il valore del singolo individuo in quanto tale dandogli una ragione di essere solo all’interno di un qualcosa di più grande che sia una religione, una nazione o un’ideologia.

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