Internet e populismo: controllo del messaggio e rapporto diretto tra elettore e politico

via mila_n

Abbiamo visto come Internet tende a rinchiudere le persone in confini virtuali, esponendoli solo al pensiero a loro vicino e sottraendoli al confronto con il diverso, a meno di avere uno spirito critico che risulta raro al giorno d’oggi per diverse ragioni: mancanza di tempo, idee politiche che diventano parte della nostra identità (Emotional Marketing), poca propensione alla partecipazione politica, incapacità di comprendere la realtà etc.  In questa maniera, ognuno crea un regime “autoritario” a sua immagine e somiglianza per se stesso, dove lo spazio di libertà dipende dallo spirito critico che ci doniamo. Una democrazia senza la possibilità di cambiare idea, dibattito, confronto e animata da persone armate di verità assolute (perché poco esposte al diverso) è una democrazia monca, non solo non in grado di difendere la libertà, ma anche incapace di intraprendere politiche efficaci che possono nascere soltanto dal confronto. Naturalmente, per fortuna, non tutti si comportano in questa maniera ma credo che questa è un’inclinazione che si sta rafforzando e rischia di caratterizzare sempre di più il nostro futuro, soprattutto con la tendenza dei vari media (TV, giornali, radio) ad amalgamarsi in un’unica piattaforma universale: la rete.

Una volta entrato nei confini virtuali dell’elettore (tramite un like sulla pagina facebook, twitter, seguendo il blog etc), il politico ha due fattori che può sfruttare a proprio favore: il pieno controllo del messaggio e il rapporto diretto con l’elettore senza nessuna forma d’intermediazione. Entrambi i fattori sono una manna per qualsiasi leader populista che gli permettono di evadere il confronto con la realtà.

Partiamo dal pieno controllo del messaggio. Su internet il messaggio corre direttamente dall’emittente (politico) al ricevente (elettore) senza nessuna forma di disturbo. Tramite internet, al politico è permesso di parlare solo di quello che gli fa comodo, eludere temi scomodi, dare la sua versione dei fatti senza confronto, citare solo ricerche e notizie che gli fanno comodo, mettere in risalto i successi e ignorare gli insuccessi. Questo è permesso perché non c’è nessuno che possa fare domande o mettere in risalto le incongruenze/falsità. L’immagine virtuale del politico è gestita da professionisti del settore che riescono a creare una forma di realtà che si sposa a perfezione con la visione incarnata dal politico. Permettetemi degli esempi per chiarire meglio quello che intendo. Se il politico di turno cavalca la questione dell’immigrazione clandestina, cercherà di mettere in risalto i crimini commessi dagli stranieri e qualsiasi dato, evento o concetto che si sposa con l’idea che il nostro paese sia invaso. Chi ha permesso a questo politico di entrare nel proprio confine virtuale avrà l’impressione di vivere in un paese invaso da immigrati, anche se la realtà è diversa. Alcune recenti ricerche hanno dimostrato quanto questo sia efficace. Se il politico di turno è al governo, parlerà solo delle riforme fatte, dei dati economici positivi ignorando tutto il resto. Se qualcosa non può essere ignorato, il politico sarà sempre nella posizione di dare la sua versione dei fatti.

In teoria l’elettore può sempre informarsi e cercare altre fonti ma, come abbiamo gia’ visto, questo è difficile per diverse ragioni. Certo qualcuno si prende la briga di obiettare tramite un proprio commento (se non viene cancellato), ma quanti leggono i migliaia di commenti o tweet dopo un intervento sulla rete di un politico? Inoltre, proprio perché il politico è seguito soprattutto dai propri elettori, i commenti in controtendenza sono una piccolissima minoranza che si perde nel mare del conformismo. Se va bene, il massimo di attenzione che si riesce a ottenere è una scarica d’insulti.

Internet permette un rapporto più diretto tra politico ed elettori. Questo è positivo perché’ rende il politico più responsabile nei confronti di chi lo elegge, ma come tutte le cose, ha purtroppo anche un lato oscuro. Tutti i leader populisti cercano il contatto diretto con i propri elettori. Cavalcando l’onda emotiva e l’appoggio della massa, il leader populista si può permettere di ignorare, limitare e denigrare tutte le possibili forme d’intermediazione tra lui e il corpo elettorale: partiti, giornali, sindacati etc. Queste forme d’intermediazioni sono soprattutto delle forme di controllo che permettono a una democrazia di evitare una deriva plebiscitaria. Una vera democrazia e la libertà non possono coesistere con un potere senza controlli anche se “legittimato” dal voto. Una volta al potere e consolidato il rapporto con il proprio elettorato, il politico cercherà di usare il consenso plebiscitario per tacere altre forme di controllo all’interno dello stato, dal parlamento (esautorato dalla volontà popolare incarnato dal leader) alla magistratura.

Berlusconi per molti aspetti è stato (forse lo è ancora) un leader populista che ha cercato di trasformare la nostra democrazia in una forma plebiscitaria attorno alla sua persona. Il “ghe pensi mi”, il culto della persona, il rapporto diretto con gli elettori tramite la TV, la creazione di un partito centrato sulla sua figura senza opposizione all’interno, il suo contrapporsi alla magistratura e allergia a qualsiasi forma di controllo sono tutti tratti tipici di un leader populista che potevano portare a una deriva plebiscitaria della nostra democrazia. La tendenza dei leader populisti del presente è quella di creare il consenso al di fuori dei partiti o almeno di slegare la propria immagine e forza dal partito di riferimento. Tramite la rete e il contatto diretto con gli elettori, il politico è in grado di fare proprio questo: rendersi indipendente dal partito. Anzi, le fortune del partito (e dei suoi eletti) dipenderanno dalle fortune del proprio leader di riferimento. In questa maniera, i politici sono meno soggetti al controllo e al dibattito interno del proprio partito. Questo modo di fare sarà portato al governo una volta eletto. Con un rapporto diretto con i propri elettori, i parlamentari saranno semplici esecutori della volontà del leader, gli oppositori denigrati (i famosi gufi) e gli organi di controllo indipendenti rischiano di trovarsi isolati davanti a un leader che usa il consenso e il rapporto diretto con i propri elettori come clava per zittire il dissenso.

Internet ha sconvolto la maniera con cui si fanno politica e informazione. Al momento non abbiamo del tutto chiaro come usarlo. Il troppo entusiasmo e accettazione acritica di un mezzo ci fa dimenticare che un qualcosa non è buono per se ma lo è in base a come viene usato e dall’obiettivo che ci si pone. Le tendenze fin qui descritte saranno consolidate o scompariranno nel futuro secondo come la rete verrà capita e usata. Il rischio e’ che il populismo faccia prima di noi a imparare come usare la rete sfruttando i suoi lati meno evidenti e ignorati per troppo entusiasmo.

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