Il dialogo tra sordi generato dalla rete al servizio del populismo

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In quest’articolo voglio continuare a parlare del legame tra internet e populismo iniziato nel mio precedente intervento. Lo scopo è sempre quello di mettere alla luce i lati oscuri della rete che possono mettere in crisi le nostre democrazie.

Internet è spesso descritta come una grossa piazza, dove la gente s’incontra e discute di tutto. Internet aiuta sicuramente il dibattito politico e la democrazia abbattendo le barriere e permettendo di scambiarsi opinioni indipendentemente dal luogo in cui ci si trova. Questo è inconfutabile ma bisogna porsi anche qualche domanda sulla qualità del dibattito e scindere la visione teoretica di come internet in teoria funzioni e come viene effettivamente usata nella vita di tutti i giorni. Personalmente ho l’impressione che il dibattito su internet avvenga tra persone che la pensano nella stessa maniera, limitando il confronto tra pensieri diversi. Quello che facciamo è mettere like alle pagina facebook con cui condividiamo la stessa visione, ci iscriviamo a forum frequentati da persone con simili vedute e leggiamo blog vicini alle nostre posizioni. Alla fine tendiamo a visitare sempre i soliti siti come dimostrato da diverse ricerche.

In questa maniera diventiamo sempre più impermeabili alle opinioni diverse. Tendiamo a creare un ambiente virtuale attorno a noi dove risuona solamente il nostro pensiero unico. Naturalmente non tutti utilizzano internet in questa maniera, ma ritengo che quello descritto sia la tendenza prevalente che limita il dibattito e indebolisce le nostre democrazie che non ha nulla da guadagnare da un dialogo tra sordi.

La ragione d’essere della democrazia è la possibilità che persone con opinioni diverse possano convivere e decidere pacificamente chi governa grazie all’uso del voto. Il dibattito politico e la convivenza di anime diverse, facilitato dalla libertà di espressione, permettono di ridurre l’attrito tra le diverse componenti della società. Questo funziona bene solo in presenza di una certa permeabilità tra le diverse correnti. Il rischio è che internet possa irrigidire le varie posizioni all’insegna del manicheismo. Se si discute solo con chi condivide le stesse opinioni e in più si legge e ci s’informa attraverso i soliti canali, può accadere che le linee di separazione tra le diverse anime della società si possano irrigidire portando il dibattito politico ad assomigliare più a uno scontro che a un confronto.

L’anonimato e il nascondersi dietro una tastiera fanno perdere anche il rispetto nei confronti di coloro che la pensano diversamente. Per avere un’idea di questo, basta farsi un giro tra i commenti lasciati agli articoli online  o sui post di un politico. Chi tende a pensarla in maniera diversa è puntualmente ricoperto d’insulti. Questo rafforza la tendenza a starsene nei confini virtuali che ci diamo tra persone con vedute simili.

In passato le nostre vite si sviluppavano solo nello spazio fisico. La limitatezza di questo spazio ci obbligava a entrare in contatto con persone diverse da noi. Nei giorni nostri, le nostre vite hanno una prosecuzione nel mondo virtuale. Questo mondo è pressoché infinito, come infinita è la possibilità di creare spazi indipendenti, da condividere solo con chi si vuole facilitando l’isolamento. La maniera di fare politica del passato, che obbligava a condividere gli spazi fisici (volantinaggio, comizi, la presenza di militanti per le strade etc), è moribonda. Viviamo in una società sempre più individualista e edonista che mette in secondo piano la sfera pubblica. La tendenza a vedere la politica come qualcosa di sporco a prescindere spinge a esprimere con fastidio le proprie opinioni in pubblico.  Cerchiamo di non avere discussioni con amici su temi forti per paura di pregiudicare i nostri rapporti. Tutto questo spinge a trasportare nel virtuale la nostra dimensione politica ma la trasportiamo in luoghi sicuri, dove siamo certi di trovare consenso e di non pregiudicare la nostra autostima, poiché ci sarà facile trovare consenso a quello che affermiamo.

In questa maniera è molto facile per un leader populista evitare non solo il confronto, ma anche il fatto che i propri elettori siano esposti a opinioni diverse. Non a caso tutti i leader populisti criticano la stampa e il mondo dell’informazione invitando i propri elettori a ignorare i media tradizionali. Il mondo dell’informazione non è esente da critiche naturalmente, ma l’obiettivo del leader populista non è quello di migliorare la qualità della stampa o la sua libertà. Il vero obiettivo è di ridurre lo spirito critico dei propri elettori, sottraendoli all’esposizione a opinioni diverse. Il classico esempio di questo comportamento è Grillo. Solo in questa maniera si può spiegare il perché abbia messo alla berlina vari giornalisti, il continuo invito a informarsi solo sul proprio blog, il dichiarare che i giornali siano morti, la produzione in massa di video e post per denunciare le malefatte dell’informazione e l’esaltazione quasi messianica d’internet come unico mezzo per informarsi. La stampa italiana non è il massimo (eufemismo) e va riformata per garantire una maggiore libertà ma secondo me c’è una differenza abissale tra cercare di migliorare la circolazione dell’informazione e il limitarsi alla critica distruttiva per legittimare solo l’informazione che passa attraverso i propri canali.

Un dibattito animato da campane sorde è una scimmiottatura della democrazia dove si cerca di vincere il voto non con la forza delle opinioni ma con la forza con cui sono espresse.

Seguici su twitter:@viamila18

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