Quel modo di usare Internet che aiuta il populismo

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Abbiamo visto come l’incapacità di comprendere la realtà sia uno degli elementi alla base del populismo che riesce a riempire questo vuoto con una visione semplicistica delle cose facile da adottare. Il successo del populismo dipende principalmente dalla velocità con cui è in grado d’imporre la sua visione e soprattutto dalla capacità di evadere il confronto. Oggi il populismo è più insidioso che mai perché’ ha la possibilità di contare su di un nuovo alleato che gli permette di fare proprio questo: Internet.

La rete è unanimemente considerata uno strumento tecnologico al servizio della democrazia per diverse ragioni, tra le cui:

A) Il controllo da parte di un potere centrale è più difficile rendendo libero l’accesso all’informazione anche quella scomoda al potere. Questo permette anche un maggiore controllo da parte degli elettori sugli eletti aumentando la trasparenza.

B)Tutte le istanze hanno la possibilità di far sentire la propria voce senza la necessità di passare attraverso un giornale o un canale televisivo che possono fungere da filtro decidendo cosa va detto e cosa no.

C) Possibilità da parte delle persone di potersi aggregare e fare pressione sulla politica al di fuori dei partiti.

D) Un rapporto più diretto tra eletti ed elettori (attraverso i social media per esempio).

La libertà di informare ed essere informati non possono essere gli unici criteri per valutare la salute di una democrazia. Questa dipende anche dalla qualità delle informazioni che circolano e dalla maniera con cui il dibattito si sviluppa attorno a queste informazioni. Da questo punto di vista, la rete mi appare deficitaria con il rischio di diventare un alleato prezioso del populismo.

La rete è ormai diventata un ricettacolo di teorie strampalate malgrado l’assenza di qualsiasi conferma. Queste teorie del complotto resistono e continuano a far proseliti alla faccia di argomentazioni razionali grazie principalmente a quello che in psicologia è conosciuto con l’espressione bias di conferma”. Una volta convinti di un qualcosa, diventato nel frattempo anche parte della nostra identità, processiamo le informazioni dando maggiore peso a tutto quello a conferma del nostro pensiero e sminuendo qualsiasi elemento contrario.

Il bias di conferma portato in rete è rafforzato all’ennesima potenza, dando origine a quello che chiamerei “google democracy”: una forma di confronto democratico dove si ha la possibilità illimitata di accesso a informazioni senza la possibilità di un vero confronto.

Attraverso i motori di ricerca, cerchiamo solo gli elementi che rafforzano le nostre tesi e che confutino le obiezioni, senza soffermarci seriamente ad ascoltare chi la pensa in maniera differente. Tendiamo a leggere articoli e ascoltare opinioni espresse anche da perfetti sconosciuti solo per il fatto che condividiamo la stessa maniera con cui vediamo un aspetto della vita, alcune volte senza essere sicuri che queste persone abbiano la conoscenza necessaria per esprimere un parere affidabile.  L’approccio non è quello di avvicinarsi alla verità ma di trovare argomentazioni a supporto di cio’ che riteniamo  vero a priori senza un reale confronto.  Questo facilita il populismo perché’ gli elettori usano lo stesso approccio anche quando si informano di politica.

Abbiamo visto che la mancanza di una proposta politica concreta, il creare consenso attraverso l’individuazione di un nemico e proporre quello che l’elettore si aspetta senza valutare la fattibilità o l’opportunità siano alcune delle caratteristiche del populismo che lo rendono vulnerabile in presenza di un dibattito serio. Il confronto e la discussione sono i nemici di qualsiasi leader populista perché’ metterebbero in luce i lati deboli di un modo fare politica che basa tutto sulla comunicazione e sul consenso facile.

Quello che il populista fa è di creare subito una base di elettori a colpi di slogan e proposte ampiamente condivisibili all’interno di un messaggio politico fortemente emotivo contro la casta, la corruzione, gli immigrati etc. Chi lo critica, mettendo alla luce i punti deboli della proposta e questo  modo pericoloso di fare politica, viene subito tacciato di far parte di quel mondo da distruggere causa dei mali d’oggi (da qui la critica feroce contro il mondo accademico, la stampa e gli intellettuali in genere). Le persone ammaliate dal leader populista di turno useranno internet per sostenere il proprio pensiero andando a trovare sulla rete argomentazioni, dati e articoli a sostegno delle proprie tesi. Data la vastità delle informazioni a disposizione e la quasi totale mancanza di una forma di confronto su quello appare sulla rete (fact checking) è facilissimo trovare sostegno a qualsiasi idea.

Il confronto delle idee richiede tempo e pazienza cose che la rete non ha sfornando a ciclo continuo informazioni, opinioni e dati che rendono impossibile un vero confronto.  Oggi qualsiasi leader populista sa come usare la rete perché’ gli permette di evitare il confronto e di usare i propri seguaci come casse di risonanza del proprio pensiero. Vedremo come nei prossimi articoli.

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