L’incapacità di comprendere la realtà alla base del populismo

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Il populismo e’ certamente uno dei mali che sta affliggendo le democrazie europee e non solo. Nonostante il grande uso del termine, la definizione di populismo non e’ univoca e si presta a diverse interpretazioni. Chiariamo subito che essere populista non significa ne’ fare gli interessi del popolo ne’ cercare di riavvicinare il popolo alla democrazia. D’altronde non ho ancora trovato una forza politica o un politico che cerca voti affermando di fare politica contro il popolo ovvero contro coloro cui chiede il voto.

A scanso di equivoci, qui usiamo l’accezione di populismo usato generalmente dalla scienza della politica che per populismo intende un atteggiamento politico/culturale demagogico che tende a creare consenso assecondando “le aspettative del popolo, indipendentemente da ogni valutazione del loro contenuto, della loro opportunità” (dal dizionario della Lingua Italiana Sabatini Coletti)

Il populismo non ha un suo bagaglio ideologico ben definito ma si caratterizza per un certo modo di fare politica che di solito fa leva su tutti o alcuni dei seguenti temi:

A) Il popolo vittima delle élite culturali, politiche ed economiche. Il leader populista si pone come difensore del popolo contro queste élite.
B) L’identificazione di un nemico: immigrati, rom, ebrei, Europa, casta, banche etc. Sfruttando il malcontento, il populista canalizza la frustrazione e le difficoltà della gente contro un obiettivo. Si nega la differenza tra destra e sinistra riducendo la politica ad una lotta contro un nemico comune.
C) Mancanza di una soluzione alternativa una volta che il nemico e’ stato rimosso o limitato. Gli slogan tendono a sostituire la proposta.
D) Nostalgia verso un passato idealizzato quando le cose funzionavano (quando c’era lui, la DC rubava ma almeno c’era lavoro etc)
E) L’insofferenza nei confronti delle forme di intermediazione tra stato e società (partiti, sindacati e altre forme associative) e nei confronti di organi indipendenti come la magistratura.

Naturalmente questa lista non è esaustiva ma il filo comune che lega tutti questi elementi è la semplificazione della realtà. Il populismo fornisce un’interpretazione della realtà pronta per essere accettata e usata senza la necessità di approfondimenti, conoscenze o di capacità di analisi . Come esseri umani siamo costantemente chiamati a dare un senso a quello che ci circonda. Dare un perché a quello che accade intorno a noi e’ vitale perché’ abbiamo bisogno dell’illusione di essere in controllo delle nostre vite, rimuovendo il senso di paura generato dall’ignoto. Capire il presente ci fa sentire in sintonia con il mondo non facendoci sentire in balia degli eventi. Il populismo permette di dare un ordine e fornisce delle coordinate da usare nella vita di tutti i giorni per spiegare quello che accade.

Viviamo in un mondo sempre più complesso (basti pensare alla tecnologia e a tutti i fenomeni sociali ad essa connessi) e la sua comprensione è sempre meno facile per almeno tre ragioni. La prima è che richiede un minimo di cultura e capacità di analisi. La conoscenza richiesta deve spaziare su diversi campi e deve essere guidata da una certa cultura politica (senso civico) che permetta un minimo di analisi per avere una visione completa. L’aumentare del sapere umano ha generato una certa specializzazione che mette spesso in secondo piano la comprensione degli affari pubblici non permettendo di comprendere a pieno quello che accade nella vita politica. La seconda è che questo tentativo di comprendere la realtà richiede tempo ed energia. Non tutti hanno la voglia, passione o sentono il dovere di informarsi sulla cosa pubblica. In una società profondamente edonistica come la nostra, il pensare al pubblico finisce per essere marginalizzato per prioritizzare tutto quello che velocemente porta piacere o benessere alla propria persona. Com’è facile dedurre dai questi due punti, l’incomprensione della realtà riguarda tutti e non è necessariamente legato al titolo di studio conseguito. Anche chi ha una cultura superiore alla media può essere ammaliato dalle sirene del populismo perché’ non sufficentemente interessato alla vita politica del proprio paese per esempio. La terza ragione ha a che fare con i cambiamenti rapidi all’interno delle nostre società portatrici di nuove istanze che generano attrito nella parte più conservatrice dell’elettorato (diritti per i gay, eutanasia, Jus soli etc.). Il populismo cavalca questa opposizione al cambiamento dando poco importanza a questi temi per concentrarsi su temi di facile presa. Il fatto che questi temi siano rimossi dall’agenda populista dona l’illusione di poter fermare questi cambiamenti che tanto spaventano.

Alla luce di tutto questo, si puo’ comprendere come il leader populista abbia una capacita’ rasserenante: permette di dare un senso alla realtà, si pone come difensore contro chi lavora per rovinare la vita della gente comune e si pone come argine nei confronti dei cambiamenti.

Ci sono varie maniere per fermare questa degenerazione della democrazia. Naturalmente dare risposte concrete ai problemi, riducendo la paura per il futuro, e’ la maniera migliore per arginare questo pericolo insieme ad una classe politica piu’ onesta. Personalmente non credo che una buona politica e la prosperita’ economica siano sufficienti. Basti pensare a come il populismo avanzi in paesi come Svizzera e Svezia che sono lontani dai problemi economici e dagli scandali politici che affligono i paesi mediterranei. Il populismo non e’ soltanto il frutto avvelenato della rabbia e della sfiducia nella politica generata dai periodi di crisi ma anche la consenguenza dell’incapacita’ di comprendere il presente e dalla scarsa attenzione che viene dedicata a questa comprensione. Soltanto il rafforzamento del senso di responsabilita’ del singolo nei confronti della cosa pubblica puo’ porre un serio argine a questo fenomeno. Senso di responsabilita’ che porterebbe ad una maggiore attenzione verso il dibattito pubblico e all’informazione. Naturalmente il giornalismo deve fare la sua parte tornando ad informare mettendo in secondo piano la spettacolarizzazione della politica per fare ascolti. Il giornalista deve essere sempre nelle condisioni di fare domande scomode mettendo i politici davanti ai fatti e non limitandosi a registrare la solita litania di slogan.

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