Emotional Marketing e democrazia.

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La politica e’ diventata ormai una campagna marketing gestita da professionisti del settore dove si cerca di vendere un politico/partito in cambio del voto. L’obiettivo e’ quello di creare un legame emotivo tra politico ed elettore tramite quello che in gergo viene chiamato “Emotional Marketing”. Il confronto tra programmi, idee e valutazioni su come si e’ governato passa in secondo piano perché, come nel mondo della pubblicità, il messaggio basato sulle emozioni è più efficace di quello razionale.
I politici non parlano più’ alla testa dei propri elettori ma ai loro istinti. I politici di successo sono coloro in grado di suscitare emozioni in chi li ascolta: fiducia, speranza, paura, appartenenza, rabbia etc. La reazione emotiva da parte dell’elettore crea un legame con il politico che non può essere razionalizzato in pieno, rendendo il legame più duraturo in quanto meno soggetto alla critica razionale. In questa maniera l’appartenenza ad un partito o la devozione verso un uomo politico diventa parte integrante dell’identità dell’elettore che sarà restio a cambiare idea. In presenza di fallimenti politici, casi di corruzione o qualsiasi comportamento/esternazione infelice, l’elettore reinterpreterà l’accaduto in maniera tale da giustificare il proprio credo politico. La reinterpretazione di quello che accade e’ più’ facile e meno traumatica che riconoscere di aver commesso un errore o di aver dato fiducia alla persona sbagliata, soprattutto nel breve termine. Questa maniera di fare politica non e’ nuova dato che si e’ sempre fatto un grande uso della paura (basta vedere i manifesti elettorali del 1948) e dell’appartenenza religiosa o ideologica (parte dell’identità della persona) per raccogliere il consenso. Negli ultimi anni l’uso massiccio di queste tecniche sempre più’ raffinate, insieme alla maggiore diffusione dei media, ha reso l’uso delle emozioni la maniera prevalente con cui i politici raccolgono e mantengono il consenso.
Uno dei vantaggi della democrazia e’ il confronto tra diversi punti di vista che permette di mettere in evidenza gli aspetti migliori e peggiori di qualsiasi proposta politica migliorando cosi il processo decisionale. Una democrazia e’ limitata e non in grado di produrre politiche efficaci in un sistema dove il dibattito politico e’ mosso dalle emozioni e gli elettori sono trincerati in gabbie identitarie che limitano l’uso della ragione e la possibilità di scelta.
Naturalmente e’ impossibile vietare ai politici e ai loro strateghi di marketing di usare le emozioni per raccogliere il consenso ma nulla vieta di cercare delle soluzioni che possano limitare queste pratiche. Per esempio si potrebbe: organizzare in maniera diversa le discussioni tra politici in televisione, limitare l’uso del denaro durante le campagne elettorali, cercare di rendere la stampa più’ libera in grado di effettuare un controllo più’ efficace sulla classe politica etc etc. Il cambiamento migliore rimane comunque sempre quello da un punto di vista culturale. Il voto dovrebbe tornare ad essere semplicemente uno strumento con cui l’elettore decide chi sia più’ capace di condurre una comunità e non una specie di giudizio universale per decidere chi ha ragione pretendo una scelta di campo a vita. Bisognerebbe smettere di vedere la coerenza fine a stessa come un valore assoluto. La democrazia esiste anche sulla base del rifiuto di pensare che una persona o un gruppo di persone sia perfetto e in grado di prendere sempre le decisioni giuste. Per questo motivo il rendersi conto di aver sbagliato e cambiare idea non dovrebbe essere stigmatizzato ma apprezzato perché’ permette l’alternanza vero sale di una democrazia. Il voto costituirà sempre una parte della nostra identità’ ma l’esaltazione del suo aspetto pratico (decidere chi governa) e la riduzione degli aspetti emotivi obbligherebbero i politici a sudarsi il voto potendo contare sempre meno su di un elettorato che li vota a prescindere. Un elettorato meno vincolato emotivamente permetterebbe di avere una vera alternanza e una classe politica migliore composta da persone in grado di proporre soluzioni e non solo slogan.

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