La felicità attraverso la partecipazione

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Cos’è la felicità? In qualche maniera la felicità ha a che fare con le aspettative che abbiamo di noi stessi. La felicità (o l’infelicità) puo’ essere intesa come la distanza tra come percepiamo noi stessi e quello che vogliamo essere. Al giorno d’oggi è difficile essere felici in un mondo in cui siamo costantemente bombardati da messaggi pubblicitari che ci ricordano in continuazione come dovremo essere, cosa  possedere e fare. Questi modelli difficili da raggiungere sono una delle cause dell’infelicità dell’uomo moderno, obbligato a spendere per tramutare in realta’ il sogno creato artificialmente da altri per i propri interessi.

Per questo motivo, la felicità parte dall’accettazione di quello che siamo e dalla propensione a raggiungere un ideale possibile e non troppo distante. L’accettazione del presente come modo di realizzare la felicità è alla base di molte filosofie orientali ( e non solo) e di tanti libri sull’argomento che vanno per la maggiore al momento. L’accettazione di se stessi può essere un punto di partenza ma da sola non e’ sufficiente. Il ritenere che la felicità dipenda esclusivamente da noi stessi ci porta a isolarci dal mondo come se il contesto attorno a noi non sia rilevante per il nostro stato d’animo. La realtà è che il nostro benessere dipende anche dal mondo che ci circonda. La ricerca della felicità personale sarà più difficile in un mondo dove il resto della gente e’ infelice. A meno che decidessimo di vivere come eremiti, non viviamo isolati e siamo in continua relazione con altri individui la cui felicità o infelicità ha un impatto sulla nostra. Per questo motivo la nostra felicità è influenzata dalla maniera in cui il nostro mondo è organizzato e dalle decisioni prese per dirigerlo. In altre parole, la nostra felicita’ e i nostri sforzi per esserlo sono condizionati dalla politica in senso lato.

Il pensiero dominante invece e’ che la felicità dipenda solo ed esclusivamemte da noi stessi. Viviamo in una fase storica dove il mondo appare in decadenza: crisi economica, instabilità politica, riscaldamento globale, migrazioni etc. Abbiamo l’impressione che non possiamo contare sulla politica per risolvere questi problemi e la tentazione e’ quella di ritirarsi dal mondo e dalla partecipazione politica per ripiegare su noi stessi. Questo sentimento non e’ nuovo e si e’ spesso ripetuto nel corso della storia dell’umanità. Per esempio, lo stoicismo ebbe il suo massimo punto di diffusione durante la decadenza dell’impero romano. Nel presente, il ritiro dalla partecipazione e’ stato rafforzato dall’ideologia liberalista. Questa ideologia, da una parte ha privato gli stati dei poteri per cambiare le cose delegando al mercato la possibilità di scegliere per noi, dall’altra, ha ridotto l’importanza della società la cui esistenza e’ stata addirittura negata dalla Thatcher. La cultura dominante ha fatto passare l’idea che tutto cio’ che e’ pubblico e’ marcio oppure che se qualcuno e’ senza lavoro e’ perché non lo cerca. Lo stato sociale viene ormai inteso come carità che pesa sulle spalle di chi si e’ fatto da solo e che lavora duramente per sostenere nullafacenti. Bill Gates e Steve Jobs sono le icone del nostro tempo, eroi senza macchia in grado di creare la propria fortuna dal nulla perche l’hanno voluta e cercata duramente. Il risultato di questo modo di pensare sono i tanti libri in circolazione che insegnano ad essre felici ignorando o sminuendo tutto il resto affermando che la felicita’ dipenda solo da noi e dai nostri pensieri: un lavaggio di cervelo di massa che riflette l’ideologia economica dominante. Tutto questo fa dimenticare i tanti che non ce la fanno, una mobilita’ sociale ormai ferma e una disuguaglianza crescente che condanna tanti alla dissocupazione e all’infelicita’. Problemi come l’ambiente, la corruzione o la povertà vengono minimizzati e fatti passati in secondo piano.
Se abbiamo veramente a cuore la nostra felicità e il nostro futuro, dobbiamo combattere questo sentimento di ritiro dalla cosa pubblica e cercare di cambiare il mondo che ci circonda, che volenti o nolenti influenzerà sempre le nostre vite. La partecipazione, come direbbe Gaber, e’ libertà ma e’anche una delle chiavi per arrivare alla felicità.  Partecipazione significa essere parti di un progetto insieme ad altri individui riducendo il senso di impotenza. Il mondo non cambierà immediatamente ma dare uno scopo alle nostre vite, che non sia legato alla  sola accumulazione materiale fatta passare come la maniera piu’ rapida per essere felici,  e’ un primo passo per la realizzazione della nostra felicità.

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3 responses to “La felicità attraverso la partecipazione”

  1. Alberto Gatti says :

    Reblogged this on ALBERTO GATTI and commented:
    Questo approfondimento è una reale fotografia di quello che stiamo vivendo….

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