L’indipendenza della Scozia e le sue conseguenze sulle democrazie europee.

2013-02-09 09.38.18

Il referendum sull’indipendenza della Scozia avra’ ripercursioni non solo all’interno del Regno Unito ma anche sul resto del continente europeo. Premesso che il voto di giovedi e’ uno splendido esempio di come una democrazia possa regolare senza spargimento di sangue un tema delicato come l’autonomia di una regione, l’eventuale indipendenza scozzese sarebbe una jattura per il resto dell’europa.

Il primo effetto e’ naturalmente quello di dare forza alle spinte autonomiste in altri paesi (Catalogna, Vallonia etc). Anche in Italia la Lega Nord aspetta con ansia il risultato per cavalcare nuovamente, forse con piu’ forza, ll cavallo secessionista chiedendo un referendum simile. Non voglio qui stare a discutere sulla legittimita’ di queste istanze ma mi preme osservervre come il dibattito politico ne resentira’ in maniera negativa.  Per i prossimi anni, l’Europa rischierebbe di trovarsi con paesi bloccati dalla discussione sulla necessita’ di tenere referendum simili, con forze politiche mosse solo dall’obiettivo di raggiungere un unico traguardo mettendo in secondo piano tutto il resto. Discussioni come queste portano a nessun risultato positivo in quanto il confronto non e’ basato su una discussione razionale ma solo e soltanto sull’onda emotiva. Il tema centrale in queste situazioni e’ il concetto fumoso di identita’. Questo crea una frattura all’interno dell’elettorato, tra chi s’identifica nelle istanze indipendentiste sentendosi diverso e chi nega questa differenza soffermandosi più sui tratti unificanti. Il risultato finale e’ un muro contro muro su un unico tema, senza possibilità di un dialogo costruttivo perché’ a confronto non ci sono delle idee ma il senso di appartenenza a qualcosa che non può essere cambiato a meno di un cambiamento profondo della persona.  Un elettorato e delle forze politiche che scelgono e fanno politica, non in base alla qualità dei programmi, delle persone e delle idee ma solo e soltanto sulla spinta emotiva di un unico tema ha il solo risultato di indebolire il dibattito democratico.

La secessione e’ il sogno venduto, la possibilita’ di semplificare il messaggio politico criticando solamente il presente senza proposte concrete, perche’ solo con la realizzazione del sogno tutto sara’ risolto. Nel passato avevamo i partiti comunisti che potevano criticare e sfruttare qualsiasi tipo di malcotento e poponendo la stessa soluzione a tutti i mali: il socialismo. Il modo di ragionare dei partiti indipenditisti e’ lo stesso. Se il presente fa schifo e qualsiasi cosa sia il tuo problema, l’indipendenza sara’ la soluzione. Questo puo’ anche permettere di crescere il propro elettorato in un momento di forte crisi ma difficilmente  puo’ proporre soluzioni ai problemi. Siamo sicuri che l’indipendenza risolva tutti i problemi? Cosa facciamo nel frattempo aspettando l’avvento del paradiso in terra sotto forma di indipendenza?

Una delle ragioni della crisi economica che viviamo e’ il mercato che decide tutto. La politica ha visto ridotto il proprio spazio di azione. Qualsiasi decisione apparentemente contraria ai mercati si traduce in una fuga di capitali (o semplice minaccia) che obbliga a tornare sui propri passi. In un’economia dove i capitali girano liberamente, i paesi che provassero a limitare la disuguaglianza o semplicemente a favorire l’economia reale a scapito della finanza fine a se stessa vedrebbero ridursi drasticamente gli investimenti privati. Per uscire da questa situazione ci vorebbe la  collaborazione e una politica comune tra stati forti perche’ un unico paese non ce la puo’ fare. Un futuro con micro stati renderebbe piu’ difficile la possibilita’ di regolare i mercati internazionali e affrontare le restanti sfide globali. Più attori globali ci sono, più difficile è la possibilità di trovare accordi e soluzioni comuni. Ci si può illudere di isolarsi e pensare che quello che conta e’ il benessere del proprio paese (non e’ un caso che in Europa sono sempre le regioni più ricche che tendenzialmente  sono mosse da spinte autonomiste) ma per quanto isolati e ricchi si possa essere rimaniamo sempre su questo pianeta e prima o poi quello che succede fuori avrà un impatto su di noi. La risposta alla globalizzazione non può essere un rinchiudersi a riccio nelle proprie differenze ma deve essere la capacità di gestire insieme le sfide che essa pone.

Gli Scozzesi hanno il diritto di scegliere il proprio futuro e questa scelta andrebbe data a tutti ma il fine ultimo della politica dovrebbe essere quello di preparare un futuro migliore. Questo futuro passa necessariamente dalla capacità delle persone di lavorare insieme attorno a dei progetti comuni. Discussioni politiche basate sul senso di appartenenza che mirano a dividere difficilmente porteranno a giorni migliori. Il rischio e’ di avere un Europa composta da micro stati pieni di rancore e incapaci di collaborare insieme all’interno di una istituzione come quella dell’Unione Europea che necessita di essere cambiata.

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