Il pericolo in democrazia dell’uso delle emozioni!

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Far leva sulle emozioni e’ diventato ormai il motore delle campagne elettorali e del modo in cui cui i politici interagiscono con i propri elettori. Il fatto che i politici pensino piu’ a suscitare e a gestire il lato emotivo della loro comunicazione non dovrebbe sorprendere. Un legame basato sull’emotivita’ rende il rapporto tra politico ed elettore piu’ intenso e duraturo. Una volta che il politico ha legato l`elettore a se emotivamente, diventa difficile spezzare questo legame, non importa quanto siano valide le motivazioni di coloro che si oppongono perche’ spesso le emozioni sono piu’ forti della razionalita’.

Questo legame passa per la cura dell`immagine del politico attraverso l`uso  piu’o meno velato del culto della personalita’. Con  la crisi dei partiti, Il successo o meno di una campagna elettorale dipende dalla capacita` di chi le gestisce da un punto di vista del marketing di creare nell`immaginario collettivo l`idea di un leader come unica persona capace di proteggere o di portare il paradiso in terra. Nel primo caso si fa leva sulla paura, mentre nel secondo, sulla speranza di un futuro migliore che assomiglia piu’ ad una terra promessa che ad una possibilita’ reale.  Una strategia non esclude l’altra, potendo essere usate contemporaneamente, ma entrambe costituiscono una seria minaccia alle nostre democrazie, in quanto il dibattito politico non e’ piu’ guidato dalla razionalita’ e dal confronto delle idee ma dall’intensita’ delle emozioni create dove vince il politico piu’ abile a gestirle. Questo vuole essere il primo post dove cerchero’ di ragionare sul rapporto emozioni – politica e di come quasto rapporto stia limitando la capacita’ delle nostre democrazia di dare una risposta ai problemi di oggi.

Partiamo dal pericolo di promettere troppo e far credere agli elettori che tutto sia possibile. Questo modo di vedere le cose pressupone l’idea che la realta’ sia sempre il frutto della nostra volonta’ e che basti la sola determinazione politica per realizzare qualsiasi futuro. Questo modo di rappresentare la politica caraterizza spesso i politici piu’ ingenui che non si si sono mai confrontati con il potere e la sua gestione. I politici piu’  avveduti evitano nei loro discorsi di prendere in considerazione gli ostacoli che si materializzano nella volonta’ e operato di altri attori sociali che hanno una visione del futuro diversa. La nostra realta’ non e’ mai il frutto di una sola volonta’ politica ma la conseguenza dell’interazione di diverse volonta’. Il nostro presente storico e’ sempre un compromesso o il risultato di uno scontro tra diverse forze dove il risultato finale e’ sempre qualcosa di diverso da quello che ci si prefigurava prima del confronto/scontro. Quando ci si accorge che quello che si ottiene non e’ il risultato promesso, nonostante l’impegno,l’onesta’ e le capacita’, si accusano gli altri attori della vita sociale (sindacati, burocrazia, opposizioni, magistratura, giornali, capitale, banche, potenze straniere etc) di remare contro e di non permettere al leader di attuare i propri programmi. Questo modo di far politica che basato sul promettere troppo rappresenta un rischio per le nostre democrazie e una delle ragioni (forse la piu’ importante) per cui tanti diffidano della democrazia stessa.

Nel prossimo post vedremo alcune conseguenze del promettere troppo e di come rappresentare la realta` sempre e comunque come il risultato della sola volonta’ politica costituisca una seria minaccia alle nostre democrazie.

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